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lunedì 10 ago 2020
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Agroalimentare, il pegno non possessorio: una opportunità per i finanziamenti alle imprese

Agroalimentare, il pegno non possessorio: una opportunità per i finanziamenti alle imprese

Si evolvono gli strumenti di garanzia per ottenere finanziamenti nel settore agroalimentare estese a più prodotti di diverse filiere, soprattutto da stagionatura o invecchiamento, senza spossessamento.

La legge di conversione del decreto Cura Italia ha rilanciato una nuova forma di pegno sui prodotti agroalimentari. Di fatto questo amplia il raggio d’azione, sia con riferimento ai beni oggetto di pegno sia alla tipologia delle obbligazioni garantite. Inoltre, una novità assoluta  rispetto alle altre forme di garanzia atipiche sta nell’eliminazione di restrizioni all’ambito soggettivo del datore di pegno.

MAG ha raccolto i pareri di avvocati,banche e imprenditori riguardo alla novità e i vantaggi di questa nuova forma di prestito.  Visto la crescente difficoltà nell’accesso ai finanziamenti, può essere una valida soluzione per gli operatori dell’agroalimentare.

Dal formaggio al prosciutto passando per il vino

Nel panorama delle formule di prestito a sostegno del settore agricolo si sta affacciando una forma innovativa di pegno sui prodotti  agroalimentari che può considerarsi un pegno non possessorio. Significa che un bene può essere impegnato in favore di uno o più creditori senza, di fatto, spossessarsene.

Per fare un esempio un partita di forme di formaggio può giacere e maturare nel magazzino del produttore, senza essere trasferito altrove. Questa formula, di fatto, consente all’impresa produttrice del formaggio di mantenere la disponibilità della merce oggetto di pegno. L’azienda così può continuare a monitorarlo e utilizzarlo nel processo produttivo e nelle varie fasi di trasformazione.

Il nuovo pegno sui prodotti agroalimentari va ad aggiungersi ad altre forme di garanzie quali ad esempio il pegno sui prosciutti dop.

La rotatività e il mantenimento della disponibilità del bene divengono, quindi, le caratteristiche essenziali del nuovo strumento. Salvaguarda l’ordinary course of business e tende a “valorizzare” le produzioni.

I consorzi e i produttori approvano e il mondo legale del settore bancario evoluzione osserva con interesse

“Il settore agroalimentare è storicamente nei radar del gruppo bancario nel quale opero”, ricorda il general  counsel di Crédit Agricole CIB in Italia Simone Davini (nella foto) , che lo ha infatti frequentato in occasione di varie operazioni: dallo smobilizzo di magazzini nel settore dei prosciutti di alta qualità alla compravendita di aziende e marchi vinicoli di livello internazionale (ndr Biondi Santi).

“Sulla scorta della mia esperienza, il nuovo pegno rotativo dedicato al settore agroalimentare merita attenzione e interesse da parte dei legali del settore finanziario”, aggiunge Davini.

Secondo il general counsel, questo strumento può in primo luogo agevolare la raccolta di capitali per…

Per leggere l’articolo completo, scarica (gratuitamente) il MAG 144.

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