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lunedì 22 apr 2019
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Ismea: nell’industria alimentare il Sud batte il Nord

Ismea: nell’industria alimentare il Sud batte il Nord

Per Ismea: “Fatturato in rapida crescita anche delle imprese giovani, +12% al Sud contro +8% al Nord”. Nel Mezzogiorno si contano oltre 344mila imprese agricole e quasi 34mila dell’industria alimentare, pari al 18,5%.

Sebbene solo il 23% delle aziende medio-grandi si collochi nel Mezzogiorno negli ultimi tre anni il fatturato dell’industria alimentare è cresciuto di più nelle imprese meridionali (+5,4%) che in quelle del Centro-Nord (+4,4%).
Questo è quanto emerge dallo studio realizzato da Ismea, in collaborazione con Fiera di Parma e Federalimentare, che ha analizzato 1.526 imprese alimentari dotate di bilancio e fatturato superiore a 10 milioni di euro.

Una delle ragioni del “sorpasso” del Sud è dovuta al fatto che qui opera la maggioranza delle aziende dei comparti più dinamici come quello delle conserve vegetali. Inoltre vi è una buona rappresentatività di settori con buone performance a livello nazionale, quali lattiero-caseario, vino, salumi e carni. Infine, nelle regioni meridionali, risiedono aziende che lavorano prodotti specifici, con ottime performance, quali caffè, cioccolato e confetteria (+14%), prodotti da forno (+18%), olio (+21%).

C’è anche maggiore incidenza di imprese di media dimensione (50-250 dipendenti), il cui fatturato è cresciuto più della media sia nel Mezzogiorno (+7,5%) sia nel Centro-Nord (+8,7%), e ci sono imprese più giovani (con meno di 25 anni di attività), in genere più dinamiche, che hanno realizzato una crescita a due cifre del fatturato.

Uno degli elementi di competitività è rappresentato dal prodotto “made in Italy” e di fatto il 55% di un campione di imprese intervistato prevede nella propria strategia di comunicazione la dicitura “100% italiano”.

Permangono, tuttavia, fattori limitanti come il minore grado d’innovazione tecnologica riscontrabile anche dal livello più basso di immobilizzazioni immateriali e finanziarie e la forte dipendenza da fonti esterne di finanziamento che rende difficile l’accesso al credito per ulteriori investimenti.

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