Ristorazione e ammortizzatori sociali, il vademecum

Dalla collaborazione tra l’agenzia RistoratoreTop e APG Consulting  nasce una piccola guida rivolta ai ristoratori per semplificare la lettura del decreto. L’obiettivo è, infatti, sciogliere i dubbi più frequenti sollevati dagli operatori della ristorazione rispetto all’accesso agli ammortizzatori sociali.

“Con la produzione di questo “bigino” del Decreto – spiega Filippo Sironi di APG – abbiamo provato a rendere più digeribili e comprensibili alcuni passaggi del documento per semplificarne la fruizione. Inoltre, abbiamo risposto alle sei domande più frequenti poste all’interno della community di RistoratoreTop, dalle ferie alla malattia”.

In particolare, la semplificazione dei contenuti e dei linguaggi del decreto del 17/03 n.18, ha interessato gli articoli 19, 20, 21, 22 e 46, che si occupano di integrazione salariale ordinaria, straordinaria, in deroga e dei licenziamenti.

 

Nell’Art.19, sulle “norme speciali in materia di trattamento ordinario di integrazione salariale e assegno ordinario”, viene statuito l’accesso per le imprese alla cassa integrazione ordinaria per emergenza COVID-19 dal 23 febbraio fino a nove settimane di copertura.

Rispetto alla sospensione o riduzione dell’orario di lavoro, le aziende sono esentate dal fare comunicazione preventiva ai sindacati circa le cause, l’entità, la durata prevedibile e il numero di lavoratori interessati. Sono inoltre esentate dall’aprire la pratica INPS entro 15 giorni dalla sospensione dell’attività ma possono farlo entro la fine del quarto mese successivo a quello in cui ha avuto inizio il periodo di sospensione.

È previsto tuttavia l’obbligo di informazione, consultazione ed esame congiunto sia per la cassa integrazione ordinaria che per il Fondo integrazione salariale ed è quindi previsto di inoltrare richiesta ai sindacati.

Rispetto al tetto massimo di settimane usufruibile da ciascuna azienda, il presente periodo di cassa integrazione a causa del COVID-19 non farà cumulo. Non è previsto da parte dell’azienda alcun obbligo di contributo per l’utilizzo della cassa.

Normalmente la Cassa integrazione guadagni, CIG, ordinaria richiede un contributo all’azienda in percentuale (dal 9% al 15%) della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore. Quindi i presenti ammortizzatori sociali non hanno alcun costo per l’azienda.

Prima dell’emergenza, il FIS per aziende da 6 a 15 dipendenti prevedeva solamente l’assegno di solidarietà di fronte a un calo fino al 60% del fabbisogno orario. Il decreto, invece, prevede che si possa accedere all’assegno ordinario e si introduce la modalità di pagamento diretta da parte dell’Inps ai lavoratori.

Per poter accedere alla prestazione è necessario che il lavoratore sia in forza alla data del 23 febbraio e non è previsto alcun tipo di anzianità lavorativa: è sufficiente che il lavoratore sia stato assunto anche il 22 febbraio.

Gli articoli 20 e 21 si occupano, rispettivamente, del “trattamento ordinario di integrazione salariale per le aziende che si trovano già in Cassa integrazione straordinaria” e del “trattamento di assegno ordinario per i datori di lavoro che hanno trattamenti di assegni di solidarietà in corso”.

Entrambi gli articoli esprimono il concetto che le aziende che hanno già avuto accesso agli ammortizzatori sociali, prima dell’entrata in vigore del Decreto, possono comunque accedere.

L’Art.22, sulle “nuove disposizioni per la Cassa integrazione in deroga”, prevede che tutti i datori di lavoro che non hanno accesso agli ammortizzatori citati possano accedere alla Cassa integrazione in deroga, previo accordo con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, concluso anche per via telematica.

È una misura rivolta a chi, per esempio, ha meno di cinque lavoratori dipendenti. In questo caso, chi regolamenterà la Cassa integrazione sarà la Regione di riferimento.

Anche in questo caso la cassa integrazione si applica a tutti i dipendenti già operativi alla data del 23 febbraio. I fondi sono limitati a 3,293 miliardi di euro e l’erogazione ai lavoratori verrà effettuata direttamente dall’Inps. Tuttavia non è specificato se vi sia un contributo a carico azienda per l’accesso alla prestazione.

L’Art.46, sulla sospensione delle procedure di impugnazione dei licenziamenti, prevede che vengano sospesi tutti i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo. È previsto, invece,è vengano validati quelli effettuati dal 23 febbraio 2020.

 

A quanto ammonta il Fondo integrazione salariale (FIS) per i lavoratori dipendenti?

All’80% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate durante l’emergenza. Il massimale calcolato è considerando la retribuzione lorda mensile del lavoratore, maggiorata di tredicesima e quattordicesima, e divisa per 12 mensilità. In base al risultato, si considerano i seguenti massimali:

 

Come ci si comporta con le ferie residue in caso di FIS?

Nelle ipotesi di sospensione totale, il periodo di fruizione delle ferie può essere anche posticipato al termine della sospensione del lavoro e coincidere con la ripresa dell’attività produttiva. In caso di riduzione di orario la gestione della fruizione delle ferie segue le regole del normale svolgersi del rapporto di lavoro.

Durante il periodo di fruizione dell’assegno ordinario, in caso di sospensione a zero ore, il diritto alle ferie non matura, salvo espressa previsione contrattuale contraria. Nel caso invece di riduzione di attività lavorativa, il diritto alle ferie matura ed è interamente a carico del datore di lavoro.

Durante il periodo di chiusura per ferie collettive, nessun lavoratore potrà beneficiare delle prestazioni garantite dal FIS. Questo vale anche nel caso in cui uno o più lavoratori abbiano esaurito o non maturato le ferie corrispondenti al periodo di chiusura. Il periodo di ferie collettivo non costituisce ripresa di attività lavorativa.

Cosa succede con il FIS se il lavoratore è in malattia?

In caso di sospensione a zero ore è necessario distinguere l’ipotesi in cui la malattia sia sorta prima della sospensione dell’attività oppure dopo. Qualora la malattia sia sorta dopo la sospensione dell’attività, il lavoratore continuerà a percepire l’assegno ordinario e non dovrà comunicare lo stato di malattia.

Il socio lavoratore non è considerato alla stregua di un lavoratore dipendente per l’accesso al FIS?

Se il socio lavoratore ha un cedolino e versa contributi all’INPS, può accedere agli indennizzi come gli altri lavoratori dipendenti.

Il lavoratore può accedere al FIS in caso di contratto a termine?

I contratti scadranno regolarmente e il lavoratore potrà accedere, qualora ne abbia i requisiti, all’indennità mensile di disoccupazione NASPI.

Avviando l’attività di delivery e riducendo le ore di lavoro, si potrà accedere agli ammortizzatori sociali?

Gli ammortizzatori sociali sono dovuti anche qualora l’attività non venga sospesa ma venga solo ridotta. In questo caso l’indennizzo verrà riparametrato alla riduzione dell’orario lavorativo.

 

 

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