Panini Durini: con il nuovo board punta a Nord 

A sei mesi dal varo del nuovo assetto societario, il format di ristorazione milanese Panini Durini esce da Milano. Obiettivo: oltre 20 punti vendita in tre anni

di francesca corradi

Nato nel 2011 dall’intuizione di Stefano Saturnino e Marta Volpi, a luglio 2018 Panini Durini è passato di mano a un gruppo di investitori privati che ne detiene la quota di maggioranza (oltre il 75%).

L’operazione è stata organizzata e strutturata da Astraco – società di advisory indipendente – assistita da un team di legali dello studio Dwf guidato dal socio Luca Cuomo (come raccontato su legalcommunity.it).
La strategia dei nuovi soci è chiara: moltiplicare le nuove aperture in Italia, a cominciare dal Nord. Pavia e Bergamo in primis. Il marchio, con 17 negozi localizzati nelle aree centrali e più strategiche di Milano e in grandi centri commerciali – come lo Shopping District di CityLife – nel 2017 ha raggiunto i 9,5 milioni di euro di fatturato chiudendo il 2018 a quota 10,3 milioni di euro.

Con il nuovo amministratore delegato Domenico Mazzeo, a sua volta investitore del club deal ed ex manager di Obicà, MAG è andato alla scoperta del nuovo piano strategico di Panini Durini.

Cos’ha fatto prima di approdare in Panini Durini?
Nasco come manager d’azienda. Ho lavorato in diversa realtà da Finmeccanica a Johnson&Johnson come financial controller e nel 2004 ho sperimentato anche il mondo del gaming lavorando per Sisal. Negli ultimi 11 anni mi sono dedicato al retail: da sei anni in particolare opero nel food e sono stato anche socio di Wok Odoroki. La mia ultima in ordine temporale è stata in Obicà, realtà fondata quattordici anni fa da Silvio Ursini e controllata dal private equity Neo investment partners.

Per la catena di mozzarella bar ha fatto molto…
Sì, sono stato il primo ceo dopo il fondatore e mi sono occupato dell’espansione della catena nelle stazioni e presso i designer outlet McArthurGlen Group.

Anche nel cambio di proprietà di Panini Durini c’è il suo zampino….
Sì, il format a luglio è stato acquisito da parte di una società veicolo ad hoc costituita e capitalizzata dal club deal. Il modello Astraco è infatti quello di club deal trasparente e flessibile e con incentivi fortemente legati alle performance all’interno del quale gli investitori partecipanti, ad oggi famiglie imprenditoriali sotto la guida di Nino Dell’Arte e dei partner Nicola Avi, Bernardo Calculli e Laura Della Chiara, selezionano direttamente i progetti di investimento a cui aderire in base al proprio gradimento, alla comprensione delle leve operative di creazione di valore e al contributo strategico proveniente dalle rispettive esperienze nei settori industriali di appartenenza. Anch’io faccio parte del team, composto da undici professionisti tutti provenienti da realtà imprenditoriali, e in Panini Durini ricopro il ruolo di amministratore delegato.

E i vecchi fondatori?
Sono rimasti in azienda con quote di minoranza.

Ma cos’è esattamente Panini Durini?
Mi piace definirlo il “bar italiano urbano”. Fondato nel 2011 come primo lunch bar dal concept italiano. Nato in via Durini 26, in sette anni il format è riuscito a conquistare la piazza milanese. Lontana da logiche gourmand vogliamo che il brand comunichi, innanzitutto, una grande energia. I punti vendita sono diurni e frequentati per i 2/3 da donne, in una fascia d’età compresa tra i 18 e i 35 anni. Ad oggi l’azienda conta 17 negozi, concentrati a Milano e provincia, tra centro città e centri commerciali, e circa 170 dipendenti all’attivo.

Parliamo di numeri…
Il 50% del fatturato di Panini Durini proviene dal pranzo, con uno scontrino medio di 7 euro. L’obiettivo di fatturato nel 2019 è di 12,5 milioni di euro.

Qual è la strategia a medio e lungo termine?
Il modello di business è in costante evoluzione. Puntiamo ad espanderci: la realtà, cresciuta molto nel capoluogo lombardo, ha bisogno di allargare gli orizzonti e procedere con nuove aperture – tra i 20 e i 25 punti vendita nei prossimi tre anni – che riguarderanno il Nord Italia, specificatamente centri città, stazioni e aeroporti (per l’80% saranno fuori Milano) a cominciare da Pavia e Bergamo. È previsto anche un posizionamento nel travel retail attraverso Grab&Go.

E l’estero?
Una cosa alla volta. Stiamo valutando anche questa opzione ma se ne parlerà a partire da giugno 2020. Ci concentreremo sull’Europa e mi sento di escludere investimenti in paesi extraeuropei, come gli Emirati Arabi e, ora, la Gran Bretagna.

Non solo nuove aperture…
Esatto stiamo pensando a iniziative studiate ad hoc per ogni punto vendita come il prolungamento dell’apertura, ad esempio in zona Bocconi e Magenta, con ciò che mi piace definire “aperitivi spettinati”, mettendo al primo posto la qualità delle materie prime, fresche e artigianali. È in evoluzione anche la proposta gastronomica con prodotti anche senza glutine e lattosio. È inoltre in corso un forte investimento sui…

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