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lunedì 01 giu 2020
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Ristoranti, le attese di esercenti e utenti

Ristoranti, le attese di esercenti e utenti

Ristoranti e clienti sono pronti per la riapertura? TheFork ha indagato il comportamento di utenti e imprenditori del settore rispetto alla ripresa del servizio in sala.

Gli italiani sono divisi tra voglia di uscire e preoccupazioni legate al contagio. Lo studio di TheFork dipinge un quadro in chiaroscuro. Rispetto alla futura frequenza dei pasti fuori casa, le opinioni del campione si spaccano in due. A livello nazionale, il 36% prevede di recarsi ai ristoranti di più o tanto quanto nell’era pre-emergenza sanitaria. Ben il 57% degli intervistati, invece, pensa di ridurre o annullare le occasioni di consumo out of home.

Vi sono, inoltre, alcune differenze a livello regionale. Sono timorosi soprattutto al sud e nelle isole e infatti in Campania il 69% dei rispondenti andrà poco o per niente al ristorante. C’è, invece, più desiderio di uscire nel centro e nel nord, specie in Emilia Romagna, Lazio e Lombardia (il 36-38% andrà fuori come o più spesso di prima).

Interessanti anche i fattori che incideranno sulla scelta. Se il 43% degli intervistati individua nella paura del contagio il freno principale all’esperienza ristorativa, il 27% degli utenti teme che le disposizioni di sicurezza la rendano meno godibile.

Fattori incentivanti, ai quali invece possono contribuire i servizi digitali come TheFork, sono nell’ordine la comunicazione online delle misure di prevenzione messe in campo dal ristorante. Anche la possibilità di prenotare tavoli all’aperto e la digitalizzazione di alcune operazioni, per minimizzare i contatti umani, potrebbero stimolare il consumo fuori casa.

La maggioranza degli utenti tornerà al ristorante entro tre mesi dalla riapertura prestando leggermente più attenzione al conto. Per il 45% degli intervistati l’emergenza sanitaria ha inciso sulla disponibilità economica.

Contemporaneamente si prevede una persistenza della consegna a domicilio e dell’asporto. Se prima della quarantena il 33,4% degli intervistati se ne serviva circa una volta alla settimana, oggi questo numero è salito al 41,3%. Il 58% pensa degli intervistati di continuare con lo stesso ritmo. Quanto all’asporto, possibile dal 4 maggio, il 33% prevede di sfruttarlo una volta ogni sette giorni, mentre prima dell’isolamento sociale ad adoperarlo con questa frequenza era solo il 27%.

La maggioranza dei ristoranti intervistati ha optato nel picco dell’emergenza per la chiusura, ma il 67% intende riaprire il servizio in sala non appena sarà possibile per legge.

Quanto ai prezzi, il 55% degli esercenti intervistati punta a mantenerli stabili, ma si pensa già a meccanismi incentivanti come l’introduzione di piatti più economici in carta (76%), i menù degustazione con prezzi ridotti (80%) o ancora bibite e dessert in omaggio (52%).  Infine, chi lo ha già fatto finora, continuerà nella maggior parte dei casi a fornire la consegna a domicilio e l’asporto.

 

Anche in Spagna e al Portogallo gli utenti si dicono pronti a tornare a mangiare fuori con la stessa frequenza che in passato. Il principale freno resta per tutti la preoccupazione per la sicurezza sanitaria.

 

Leggi l’articolo – Fase 2: la cena ai tempi del distanziamento (tra i tavoli)

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