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lunedì 10 ago 2020
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Salumi, etichetta d’origine per smascherare le carni non italiane

Salumi, etichetta d’origine per smascherare le carni non italiane

di francesca corradi

Mai più carne straniera spacciata per italiana nei salumi. L’Unione europea ha dato il via libera all’etichetta trasparente su prosciutto, mortadella e salame con l’obbligo di indicare l’origine di tutti gli alimenti e combattere, così, la concorrenza sleale.

Quella dei salumi è una filiera che vale, a livello nazionale, 20 miliardi di euro e coinvolge circa 5mila allevamenti. Il nuovo provvedimento non fa altro che tutelare il diritto all’informazione dei consumatori, circa 35 milioni quelli italiani, che potranno sapere con certezza la provenienza della carne suina acquistata, grazie a un tracciamento dall’allevamento allo scaffale.

I prosciutti prodotti  nel Paese con carni non italiane, secondo Coldiretti, sarebbero ben tre su quattro.

Il decreto sui salumi, che dovrà essere presto pubblicato in Gazzetta Ufficiale per essere operativo, impone che i produttori indichino – in maniera leggibile sulle etichette –  il Paese di nascita, allevamento e macellazione. La dicitura “100% italiano” sarà utilizzabile dunque solo quando la carne è proveniente da suini nati, allevati, macellati e trasformati in Italia.

Gli effetti della decisione europea si potranno testare presto sperando possano contribuire a rialzare anche il mercato messo in ginocchio dal Covid-19. I maiali tricolori sono arrivati, infatti, a valere poco più di un euro al chilo, mettendo a rischio anche la norcineria made in Italy e anche i 12,5 milioni di prosciutti Dop Parma e San Daniele (leggi qui).

L’etichettatura dei salumi non è però che l’ultimo capitolo della storica battaglia per la trasparenza.

L’obbligo di indicare l’origine per pelati e derivati del pomodoro è arrivato nel 2018, così come per il grano della pasta e il riso. Nel 2017 è, invece, scattata l’imposizione di indicare il Paese di mungitura per latte e derivati. A livello Ue il percorso di trasparenza è iniziato, in realtà, dalla carne bovina, dopo l’emergenza mucca pazza del 2002. Dal 2003 è, invece, obbligatorio indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca. A questi prodotti si aggiungono, inoltre, uova e miele e la recente indicazione che riguarda sfunghi e tartufi spontanei.

Se questi provvedimenti possono essere efficaci a combattere la contraffazione e  risollevare la filiera interna ben vengano.

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