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giovedì 13 ago 2020
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Ceretto, tre generazioni tra vino e nocciole

Ceretto, tre generazioni tra vino e nocciole

Tra i maggiori proprietari di vigneti del Piemonte, nel nome del cru il re delle Langhe Ceretto  ha costruito un impero. Oltre alla ristorazione la famiglia punta anche sulla nocciola, protagonista di un progetto artigianale dolciario.

Quello del Gruppo Ceretto è un percorso iniziato nel 1937 all’insegna della tutela e della valorizzazione del patrimonio enogastronomico piemontese e italiano.

Proprietario di oltre 160 ettari situati nelle aree più pregiate delle Langhe e del Roero, comprese le docg Barolo e Barbaresco, il gruppo possiede quattro aziende vinicole indipendenti che producono 18 etichette di vino. Il loro tratto peculiare è espresso dal nome che evidenzia l’appartenenza al territorio.

Tra le intuizioni dei Ceretto c’è l’avere selezionato le vigne nelle posizioni storicamente più valide. Una rivoluzione, all’epoca, per un territorio in cui il concetto di cru era totalmente sconosciuto. Nel 1986 The Wine Spectator, una tra le più importanti riviste americana del vino, mette in copertina i due fratelli langaroli Bruno e Marcello Ceretto chiamandoli Barolo Brothers.

All’attività vitivinicola si aggiunge da una parte quella ristorativa e dall’altra quella legata al progetto ReLanghe ovvero la trasformazione della nocciola, dei noccioleti premium di proprietà, in prodotti artigianali di alta qualità.

Per Roberta Ceretto (nella foto) la famiglia e l’azienda sono la stessa cosa. Alla guida del gruppo insieme ad Alessandro, Federico, Lisa – la terza generazione – Ceretto ha raccontato a MAG le nuove sfide. Tra queste, oltre a rialzarsi da mesi piuttosto difficili per il vino italiano, c’è anche quello di portare i prodotti artigianali di Relanghe, a base di nocciola tonda gentile trilobata Igp,  allo stesso livello e prestigio di cui godono le bottiglie.

Ceretto winery

Cos’è Ceretto?
È principalmente un’azienda agricola a conduzione famigliare caratterizzata da 160 ettari di vigneto e 40 ettari di noccioleto, in totale 200 ettari produttivi.  Se calcoliamo il fatturato il nostro business deriva per il 75% dal vino. Con Ceretto srl distribuiamo sia i vini propri che quelli di altri, dal 2003 e che noi abbiamo chiamato Terroir e facciamo dal 2003. Il 20% degli introiti vengono dalla ristorazione mentre circa il 5% da ReLanghe.

Come avete vissuto questi mesi di lockdown?

Non abbiamo realmente mai chiuso. Segretaria e cantinieri sono stati mandati in campagna, dove si sono rimpossessati di un mondo che prima vedevano solo da lontano. Abbiamo ufficialmente riaperto le porte quando il decreto ce lo ha permesso. Per Barolo e Barbaresco possiamo pensare di non venderli e farli invecchiare mentre su vini come Arneis, Barbaresco e Barbera è molto più difficile e c’è da lavorare.

Un bel colpo per il territorio…

Sì, sembra essere tornato indietro di dieci anni con il turismo concentrato solo in autunno e non spalmato lungo tutto l’anno come si era riusciti a fare. Abbiamo stimato di chiudere il 2020 con una perdita di fatturato tra il 25% e il 30%.

Cos’ha insegnato questo periodo?

Ci ha avvicinato al mondo del web, che su certe cose funziona più di altre. Questi due mesi, ad esempio, ci hanno insegnato a fare la spesa, ad Alba ad esempio era quasi inesistente il delivery.

Sono nati e si sono sviluppati anche tanti e-shop di vino…

Non credo nell’e-commerce per certi tipi di bottiglie. Per quanto ci riguarda serve qualcuno che racconti il prodotto e, a volte, riassicuri sull’investimento.

E come sono andati i rapporti con l’estero?

Per un motivo o per l’altro l’estero, che rappresenta per noi circa il 60% del business, ha retto.  La Corea è stata tra le prime a riordinare post lockdown. Negli Stati Uniti è andata abbastanza bene così come in Inghilterra dove abbiamo un nuovo importatore e c’è entusiasmo.

Un duro contraccolpo ma grandi soddisfazioni in passato per il mondo del vino…

Il 2015 è stata un’annata molto buona. Negli ultimi vent’anni siamo stati molto fortunati perché il clima più mite ha portato delle vendemmie migliori rispetto agli anni Ottanta e Novanta.

I terreni valgono oro…

Sono altissime le quotazioni nelle Langhe. In certe zone di Barolo, un ettaro costa…

 

Per leggere l’articolo completo, scarica (gratuitamente) il MAG 144.

Credits foto protagonisti: Markus Bassler

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