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domenica 07 giu 2020
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Food Delivery, Fipe lancia Ristoacasa a supporto della ristorazione

Food Delivery, Fipe lancia Ristoacasa a supporto della ristorazione

 

Una vetrina digitale in supporto dei ristoranti che fanno consegne a domicilio. Pre crisi, solo il 5,4% dei ristoranti tradizionali lo faceva.

Con il supporto della startup pOsti (leggi l’articolo), Fipe ha sviluppato Ristoacasa.netLa vetrina digitale, già attiva, è a disposizione di tutti gli esercizi per fornire agli utenti le informazioni necessarie alla richiesta del servizio di consegna a domicilio.

Lo strumento consente di individuare tutti i locali che fanno delivery, soprattutto quelli che decidono di gestirlo internamente, sfruttando le risorse umane aziendali. Il servizio permette, inoltre, agli utenti di circoscrivere l’area di ricerca dei ristoranti. La prenotazione di un pasto a domicilio, di un gelato o di un prodotto di pasticceria potrà essere effettuata tramite contatto diretto con il ristorante.

“Il food delivery è diventato un servizio particolarmente apprezzato dai consumatori e per molti ristoranti è l’unico modo per tenere in piedi l’attività. Il lancio della piattaforma Ristoacasa va proprio in questa direzione – dichiara Lino Enrico Stoppani, Presidente di Fipe -. Vogliamo supportare gli imprenditori a sviluppare al meglio il servizio a domicilio, dando visibilità anche a chi per la consegna conta sulle proprie forze”.

Tra gli imprenditori della ristorazione tradizionale, solo il 5,4% era già in grado, al momento dell’entrata in vigore del decreto, di fornire un servizio di food delivery.

Il 10,4% si è subito attivato per svilupparlo mentre il restante 85% ha affermato di non avere intenzione di muoversi in questa direzione.

Nel quadro di una situazione che resta drammatica il 40% dei ristoratori segnala una buona crescita della domanda di cibo a domicilio.

Tra coloro che hanno dichiarato di non essere interessati al food delivery, e che pertanto hanno chiuso l’attività, il 35,5% ritiene di non avere i mezzi necessari per farlo mentre il 64,5% pensa che in questa situazione non sia economicamente sostenibile.

Secondo il Centro Studi Fipe, tra gli utilizzatori saltuari del periodo pre covid-19, il 24% da quando è iniziata la crisi ha fatto ordini almeno una o due volte, così come il 53% di coloro lo aveva utilizzato solo poche volte. Tra quelli che prima non l’avevano mai utilizzato poco meno del 10% ha iniziato a farlo.

Il minor ricorso al food delivery, invece, è essenzialmente dovuto a un maggiore impegno degli intervistati a cucinare a casa (69%). Un consumatore su quattro lo fa per timore del contagio e il 14% per risparmiare.

Per quanto riguarda le preferenze sui piatti, tra chi utilizza ancora oggi il food delivery, il 68% ordina soprattutto pizze, il 26% preferisce piatti tipici della cucina italiana e il 22% va sul classico hamburger con patatine.

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