Sicurezza alimentare, a che punto siamo in Italia

di francesca corradi

Nel 2019, ogni minuto, 44 ​​persone – più di 23 milioni all’anno – si ammalavano per aver mangiato cibo contaminato e circa 4.700 all’anno morivano, secondo l’Oms.

Un dato preoccupante che però sta migliorando notevolmente grazie agli elevatissimi livelli raggiunti per la sicurezza degli alimenti. A rassicurarci è la relazione annuale sui residui di agrofarmaci in Europa pubblicata dall’ Efsa, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare. Notizia ancora più confortante è il fatto che il nostro Paese è risultato, ancora una volta, un’eccellenza in Ue in fatto di controlli. L’Italia ha, infatti, analizzato quasi il doppio dei campioni previsti dal programma come requisito minimo, ed è tra i Paesi che effettuano il maggior numero di controlli dei residui di agrofarmaci negli alimenti, mostrando le migliori performance. Di questi, infatti, il 97,6% è risultato sicuro e conforme ai limiti di legge.

Questo certifica l’importante lavoro portato avanti in questi anni dagli attori della filiera agrifood. Agli investimenti nella ricerca scientifica, sempre meno impattanti a livello ambientale, si aggiunge l’alta professionalità degli agricoltori e dei tecnici.

La sostenibilità in agricoltura non può però solo migliorare attraverso la semplice riduzione di input chimici, ma anche attraverso la promozione dell’innovazione e l’utilizzo combinato di tutte le tecnologie a disposizione, includendo anche quelle digitali, come sostiene Alberto Ancora, presidente di Federchimica-Agrofarma.

E a proposito di sicurezza alimentare, in questi giorni l’Università di Milano-Bicocca ha diffuso la notizia di un algoritmo che semplificherebbe i controlli.

Moderne tecniche di spettroscopia e machine learning consentirebbero, infatti, di riconoscere alimenti adulterati e garantire che sulle tavole dei consumatori arrivino cibi di qualità. Il team internazionale di ricercatori ha “testato” la metodologia su tre diverse tipologie di prodotti: lieviti, carne e olio. La tecnica messa a punto consentirebbe di ridurre dall’ordine delle migliaia a quello delle decine il numero di misurazioni: tutto ciò con evidenti vantaggi sia in ordine di tempo che di costo delle operazioni di controllo.

In materia di sicurezza alimentare è intervenuto recentemente anche il Governo Draghi.

Più precisamente ha ristabilito le regole in merito al decreto legislativo con cui si abrogava l’articolo 5 della legge 283 che in Italia disciplina l’igiene della produzione e della vendita di alimenti e bevande. Vendere o somministrare alimenti dannosi per la salute, come quelli in cattivo stato di conservazione, sarebbe stato depenalizzato e quindi ritenuto semplicemente un illecito amministrativo. Con l’abrogazione questi reati avrebbero potuto quindi risolversi con un minimo pagamento.

Il provvedimento “scandalo” è stato, fortunatamente, cancellato. L’intervento di Draghi ha messo una toppa su un “errore” che rischiava “di compromettere le politiche all’avanguardia del nostro Paese in tema di sicurezza alimentare e tutela – anche preventiva – della salute”, ha dichiarato il sottosegretario Mipaaf Gian Marco Centinaio, elogiando la risposta governativa “che difende la salute dei consumatori e la qualità del made in Italy agroalimentare”.

 

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