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mercoledì 14 nov 2018
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Ogm e biotech, per la legge non c’è differenza

Ogm e biotech, per la legge non c’è differenza

Le restrizioni previste dalla direttiva europea sugli Ogm saranno applicate anche agli organismi ottenuti mediante mutagenesi, la nuova frontiera del biotech che modifica il genoma di una specie vivente senza inserire Dna estraneo.

 

Lo ha deciso il 25 luglio la Corte di giustizia europea, rispondendo al ricorso di un gruppo di associazioni francesi contro l’uso di sementi ottenute mediante mutagenesi sito-specifica, una biotecnologia di ultima generazione. Secondo la Corte, i rischi legati all’impiego della mutagenesi di nuova generazione potrebbero essere simili a quelli derivanti dalla produzione e dalla diffusione di Ogm, perché essa consente di produrre varietà geneticamente modificate “a un ritmo e in quantità non paragonabili a quelli risultanti dall’applicazione di metodi tradizionali di mutagenesi”.

 

 

La legge quindi non fa distinzione tra Ogm “vecchi” e “nuovi”: solo le varietà ottenute per mezzo di tecniche di mutagenesi tradizionale, cioè utilizzate convenzionalmente in varie applicazioni con una lunga tradizione di sicurezza, non saranno soggette agli obblighi della direttiva Ogm, le altre dovranno superare controlli rafforzati sul loro impatto sanitario e ambientale, secondo la direttiva europea del 2015.

 

 

La sentenza è stata accolta positivamente da Slow Food, Coldiretti e dalle organizzazioni ambientaliste come Greenpeace Europa, che chiede la messa a norma delle sperimentazioni in campo aperto di varietà ottenute con il biotech 2.0, in corso in Belgio, Regno Unito, Finlandia e Svezia. Secondo le associazioni europee del biotech e dell’industria sementiera l’equiparazione degli organismi ottenuti da editing del genoma a quelli transgenici espone le imprese a “costi proibitivi” e alla “incertezza politica” che caratterizza la procedura di approvazione degli Ogm nell’Ue.

 

 

Il Presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti esprime sorpresa per una sentenza “che ribalta il parere depositato a gennaio dall’avvocatura generale” e traccia “di fatto una distinzione netta tra tecniche tradizionali e innovative che penalizza queste ultime”.

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