Food Industry Monitor 2026: crescita ma margini in calo

Il settore alimentare italiano tiene, ma i margini si assottigliano. È il quadro che emerge dalla XII edizione del Food Industry Monitor, l’osservatorio sulle performance e sui modelli di business delle aziende italiane del food realizzato dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo in collaborazione con Ceresio Investors, presentato a Pollenzo nel corso del convegno “Modelli di sviluppo a confronto”.

I risultati principali

L’osservatorio analizza oltre 820 aziende, per un fatturato aggregato di circa 85 miliardi di euro, rappresentative di 14 comparti del settore food. Nel 2025 i ricavi del comparto sono cresciuti del 3,3%, un dato in linea con l’andamento dell’economia italiana ma inferiore alle attese, riflettendo il rallentamento della domanda interna e l’aumento della pressione sui costi.

Il quadro della redditività appare più critico: il ROS è sceso dal 6,6% al 4,6% e il ROIC dall’8,9% al 5,2%, segnalando che molte imprese hanno scelto di difendere volumi e presenza commerciale nei canali distributivi anche al prezzo di una compressione dei margini. La solidità finanziaria del comparto resta elevata, ma si registra un lieve peggioramento del livello di indebitamento.

Sul fronte dell’export, dopo il +8,7% del 2024 — sostenuto anche dall’anticipazione degli acquisti in vista di possibili misure tariffarie negli Stati Uniti — le esportazioni dei prodotti food sono cresciute del 4,4% nel 2025, il valore più basso del periodo post-pandemico. Le prospettive per il biennio 2026-2027 restano comunque positive: l’osservatorio prevede una crescita dell’export superiore al 7% annuo, a condizione che si arrivi a una composizione della crisi USA-Iran entro la fine di giugno con conseguente riduzione dei prezzi dell’energia. A livello di comparti, nel 2026 si segnalano le performance più interessanti per farine (+5,9%), olio (+6,3%), caffè (+4,8%) e surgelati (+3,8%), con buone prospettive anche per il vino (+3,6%), trainato dalla domanda di spumanti e in particolare dal Prosecco sui mercati internazionali.

Inflazione e rischio di crescita solo nominale

Le previsioni per il 2026 indicano una crescita del settore pari al 3,3%, mentre per il 2027 l’aumento atteso è del 3,4%. Tuttavia, con un’inflazione stimata oltre il 3% nel 2026 — anche per effetto delle tensioni sui costi energetici — buona parte della crescita nominale rischia di essere assorbita. Per il 2027 l’osservatorio prevede un ritorno dell’inflazione su livelli più fisiologici, intorno all’1,9%. In questo scenario, il food si conferma un comparto anticiclico, ma non immune dalle tensioni macroeconomiche che incidono sul potere d’acquisto delle famiglie.

Governance e modelli di business

Uno dei risultati più rilevanti di questa edizione riguarda il legame tra governance e performance aziendale. Le imprese con modelli di governo più aperti, inclusivi e strutturati mostrano livelli di redditività superiori. L’analisi evidenzia inoltre un effetto positivo della presenza di donne ceo sia sulla redditività degli investimenti sia sul ritorno sul capitale proprio, mentre la leadership condivisa — in particolare quando i co-ceo includono figure femminili — si associa a performance superiori.

Il settore food si conferma fortemente caratterizzato da una matrice familiare: le imprese familiari rappresentano il 70% del campione. All’interno di questo universo, le aziende multifamiliari mostrano risultati migliori delle monofamiliari sia in termini di ritorno sugli investimenti sia di ritorno sull’equity.

Sul fronte dei modelli di business, poco meno del 60% delle imprese dispone di un’offerta articolata su più linee di prodotto. I dati mostrano tuttavia che la diversificazione non è sempre sinonimo di migliori performance: considerando l’andamento dei ricavi tra il 2018 e il 2024, emerge un lieve vantaggio per le imprese focalizzate su una sola linea di prodotto, coerentemente con la forte presenza di PMI familiari orientate a modelli più specializzati.

Il convegno

Dopo i saluti istituzionali del Prof. Nicola Perullo, Rettore e Vicepresidente dell’Università di Scienze Gastronomiche, e di Gabriele Corte, Direttore Generale di Banca del Ceresio, il Prof. Carmine Garzia, Professore di Management e Responsabile Scientifico del Food Industry Monitor, ha illustrato i principali risultati della ricerca.

Il convegno ha ospitato due momenti di approfondimento con esponenti del settore: Albiera Antinori, amministratrice delegata di Marchesi Antinori, e Riccardo Illy, Presidente di Polo del Gusto, hanno discusso strategie di innovazione e modelli di business, mentre Angelo Mastrolia, Chairman di Newlat Group e Presidente di Princes Group, si è confrontato con Alessandro Santini, head of Corporate & Investment Banking di Ceresio Investors, su temi di crescita e internazionalizzazione.

La dinamica della redditività rappresenta oggi il principale elemento di attenzione: la compressione dei margini, insieme a un graduale aumento dell’indebitamento, rende necessario un ripensamento delle strategie commerciali e finanziarie, in un contesto in cui la qualità della governance e la capacità di affrontare il passaggio generazionale risultano fattori sempre più decisivi.

L’evento si è concluso con un ricordo di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e dell’Università di Scienze Gastronomiche, da parte di Oscar Farinetti, presidente dell’Associazione Amici dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

Axel Indigo

SHARE