Food, l’export online di beni di consumo vale 1,3 miliardi

Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano il food rappresenta l’11% delle esportazioni digitali italiane di beni di consumo, che nel 2019 hanno raggiunto quota 11,8 miliardi, con un aumento del 15%.

 

Nel 2019 continua la crescita dell’export italiano di beni di consumo attraverso canali digitali. L’incidenza sul totale delle esportazioni di prodotti è ancora limitata, pari a solo il 7%, e quella sulle esportazioni complessive pari al 2,5%. Il settore più importante si conferma il fashion, che copre il 66% delle esportazioni online e vale 7,8 miliardi di euro, seguito dal food. Le esportazioni digitali per l’agroalimentare valgono 1,3 miliardi, il 3% dell’export del comparto.

Nonostante l’export online sia in crescita da diversi anni, interessa ancora una piccola parte delle imprese italiane: il 40% usa anche canali e-commerce per vendere all’estero, mentre oltre metà (51%) solo quelli tradizionali e il 9% non esporta affatto. Fra le imprese che impiegano canali digitali, più del 50% lo fa da meno di quattro anni e solo un quinto ha un’esperienza decennale.

 

Il principale mercato per le esportazioni online italiane è l’Europa, che raccoglie circa metà delle vendite ed è prima area di sbocco per il 52% delle aziende. Il primo Paese sono, invece, gli Stati Uniti, un quarto dell’export digitale, mentre i Paesi emergenti e la Cina restano marginali.

 

 

La chiusura delle attività produttive e le misure di isolamento causate dell’emergenza sanitaria hanno spinto molte aziende a concentrarsi sui canali digitali per sostenere il proprio business. La crisi ha fatto emergere settori che normalmente non sono protagonisti nell’e-commerce, sia a livello di vendite nazionali che internazionali, come l’alimentare.

 

 

 

Questi, in sintesi, sono alcuni dei risultati della ricerca dell’Osservatorio Export Digitale della School of Management del Politecnico di Milano.

“Nel 2019 le vendite online hanno ripreso ad accelerare, ma il loro peso sulle esportazioni complessive è ancora ridotto. Se si guarda al comportamento delle imprese emerge una vocazione ancora prevalentemente tradizionale del nostro export – afferma Riccardo Mangiaracina, Direttore dell’Osservatorio Export Digitale -. In uno scenario internazionale altamente competitivo e con consumatori sempre più inclini all’uso delle tecnologie digitali l’adozione dell’e-commerce come canale di vendita all’estero può essere la mossa vincente per guadagnare produttività e competitività anche fuori dai confini nazionali. Ma è necessario aumentare gli investimenti in tecnologie digitali”.

Nonostante lo scenario complesso, nel 2019 le esportazioni italiane sono cresciute di circa il doppio rispetto alla produzione interna,  raggiungendo i 476 miliardi. L’incremento del valore delle esportazioni nel 2019 è trainato dalle vendite di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+25,6%), prodotti alimentari, bevande e tabacco (+6,6%).

Il tasso di crescita dell’export è stato più sostenuto verso i paesi extra Ue, in particolare Svizzera e Stati Uniti. Verso Cina e Germania , invece, si assite a una flessione. I principali mercati di destinazione si confermano comunque Germania, Francia e Stati Uniti.

“Sia sul mercato americano che su quello cinese si può ipotizzare una riduzione della concorrenza. C’è la possibilità di trovare spazi di domanda che difficilmente nel breve periodo potranno essere soddisfatti dalla produzione interna”, commenta Lucia Tajoli, responsabile scientifico dell’Osservatorio.

Food, l’export online di beni di consumo vale 1,3 miliardi

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