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mercoledì 26 giu 2019
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Coldiretti: dai cibi stranieri un allarme alimentare al giorno

Coldiretti: dai cibi stranieri un allarme alimentare al giorno

I prodotti extracomunitari sono quattro volte più pericolosi di quelli comunitari e 12 volte di quelli made in Italy
Nel 2018 in Italia si sono verificati 398 casi di allarme alimentare, di cui solo 70 hanno riguardato prodotti con origine nazionale. Mentre 194 casi riguardavano alimenti che provenivano da altri Paesi dell’Unione europea e 134 da Paesi extracomunitari. Questi sono in sintesi i dati che emergono dall’analisi della Coldiretti sulle elaborazioni del sistema di allerta Rapido (Rassf).
Oltre quattro prodotti su cinque pericolosi per la sicurezza alimentare provengono dall’estero (83%), dalle nocciole turche al pollo dal Brasile fino alle arachidi dall’Egitto. Infatti il numero di prodotti agroalimentari extracomunitari con residui chimici irregolari è stato pari al 4,7% rispetto alla media Ue dell’1,2% e ad appena lo 0,4% dell’Italia sulle analisi dell’Efsa sugli alimenti venduti in Europa.
“In altre parole – precisa la Coldiretti – i prodotti extracomunitari sono quattro volte più pericolosi di quelli comunitari e 12 volte di quelli made in Italy”. E la colpa, per l’associazione, sarebbe dell’Europa e delle sue agevolazioni per l’ingresso in Ue di prodotti spesso non conformi alla normativa comunitaria. Sul banco degli imputati ci sarebbero il Marocco con pomodoro da mensa, arance, clementine, fragole, cetrioli, zucchine, aglio, carciofi, olio di oliva, l’Egitto per fragole, uva da tavola e finocchi, oltre all’olio di oliva dalla Tunisia.
“L’esperienza ha dimostrato che nei confronti delle emergenze alimentari l’indicazione di origine in etichetta è importante per intervenire rapidamente, circoscrivere l’allarme e contrastare le psicosi con effetti drammatici sul sistema economico e occupazionale – ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel denunciare che, l’Unione Europea vuole bocciare le normative nazionali che consentono agli italiani di sapere da dove viene il grano impiegato nella pasta, il latte utilizzato nei formaggi e il pomodoro nella salsa per evitare che venga spacciato come made in Italy prodotto straniero”.
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