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giovedì 03 dic 2020
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Areté: sempre più volatili i prezzi delle materie prime food

Areté: sempre più volatili i prezzi delle materie prime food

Nel 2020, in un contesto macroeconomico sconvolto dall’emergenza Covid-19, gli impatti sulla domanda e sull’offerta di commodity agroindustriali hanno alimentato la già sostenuta volatilità dei prezzi.

Covid-19, ma non solo. A “Commodity Agricole 2021” l’evento organizzato da Unione Italiana Food ed Areté, sono stati analizzati i fattori che hanno animato i prezzi delle materie prime agricole nel 2020.

In un contesto macroeconomico sconvolto dall’emergenza sanitaria, gli impatti sulla domanda e sull’offerta hanno aumentato la volatilità.

La prima parte dell’anno ha visto come protagonista la domanda.

Da una parte sono crollati i prezzi delle materie prime legate agli energetici e dipendenti dal settore horeca e dell’intrattenimento (latte e derivati, cacao). Dall’altro sono, però, cresciuti i prezzi delle materie prime esposte direttamente o indirettamente allo stoccaggio casalingo (uova, frumento).

In questa seconda parte del 2o20 invece, con il graduale allentamento delle misure di contenimento dell’emergenza, con la ripartenza della domanda dei grandi paesi importatori e con l’implementazione di molteplici politiche pubbliche, molti mercati hanno dovuto fare i conti con un’offerta non più adeguata al contesto.

Il comparto semi e oli vegetali, tra giugno e ottobre, è tornato ai livelli di prezzo di inizio anno, in alcuni casi superandoli. Produzioni limitate dalla carenza di manodopera straniera e condizioni meteo avverse, hanno portato gli stock dei principali paesi produttori a livelli non sufficienti ad assorbire il ritorno della domanda cinese e indiana.

I fenomeni atmosferici hanno, inoltre, fortemente impattato anche il comparto cereali.

Il dipartimento dell’Agricoltura Americano (USDA) ha recentemente rivisto a ribasso gli stock e le produzioni Usa di mais imprimendo volatilità rialzista ai prezzi. Rialzi che si sono trasmessi anche al mercato del frumento. Il comparto era già segnato dalle difficoltà produttive e dalla carenza di stock nei principali paesi esportatori (Europa, USA, Canada e Russia).

Fatto sta che il frumento tenero, sul mercato finanziario europeo, ha registrato un +30%, rispetto ai prezzi minimi della scorsa campagna. Ancora più evidente, invece, l’aumento di prezzo del duro, con il prodotto nazionale ai livelli più alti dal 2015.

Sui prezzi europei dello zucchero pesa ancora l’accumulo di stock durante il lockdown. Tuttavia, la ripartenza dei prezzi internazionali, una produzione europea compromessa dalla diffusione dello “yellow virus” e un rinnovato fabbisogno europeo di import, lasciano presagire poco spazio per ulteriori cali.

Una riflessione interessante è offerta anche dall’analisi delle molteplici politiche pubbliche, implementate per influenzare i prezzi o per garantire l’approvvigionamento interno.

Gli incentivi allo stoccaggio privato della Commissione Europea di burro, polveri e formaggio, hanno contribuito a risollevare il mercato di latte e derivati dai minimi toccati tra aprile e maggio.

I futuri acquisti di nocciole e di uva passa annunciati dal TMO turco e di mandorle di USDA hanno mantenuto elevati i prezzi delle nocciole turche e dell’uva passa e limitato il tracollo dei prezzi della mandorla.

Volatilità rialzista trasmessa ai prezzi anche da politiche su export e import.

Ne sono un esempio i limiti all’export di seme di girasole russo e la riduzione del dazio di importazione di lenticchie in India. A questi si aggiungono l’accordo commerciale tra Usa e Cina che ha impattato soprattutto sulla soia e sui suoi derivati.

Infine, da segnalare, le politiche di sostegno ai prezzi minimi garantiti agli agricoltori, come il “Living Income Differential” sulla fava di cacao.

L’incertezza del quadro economico ha favorito fenomeni di speculazione sui mercati finanziari e variabilità dei tassi di cambio e dei noli.

Secondo i data scientist di Areté gli effetti delle dinamiche descritte e l’incertezza influenzeranno anche il 2021. La volatilità di prezzo si conferma ormai l’indiscusso protagonista dei mercati agroindustriali.

 

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