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martedì 12 nov 2019
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L’agroalimentare italiano vale quasi 540 miliardi di euro

L’agroalimentare italiano vale quasi 540 miliardi di euro

Secondo lo studio The European House – Ambrosetti, ogni 100 euro di consumi alimentari, solo il 5,1% va agli operatori della filiera

La filiera agroalimentare estesa – agricoltura, industria, intermediazione, distribuzione e ristorazione – è il primo settore economico del Paese. Il food italiano ha registrato 538,2 miliardi di euro, un valore aggiunto di 119,1 miliardi di euro (4,3 volte le filiere estese automotive e arredo e 3,8 volte la filiera dell’abbigliamento estesa) e dà lavoro a 3,6 milioni di persone (pari al 18% del totale degli occupati in Italia), con 2,1 milioni di imprese. Questo, in sintesi, è quanto emerge dal rapporto “La creazione di valore lungo la filiera agroalimentare estesa in Italia” di The European House – Ambrosetti con Federdistribuzione, Ancc Coop, Ancd Conad e Adm.

“Ogni 100 euro di consumi alimentari degli italiani – ha detto Valerio De Molli, managing partner & ceo, The European House – Ambrosetti – il 32,8% remunera i fornitori di logistica, packaging e utenze, il 31,6% il personale della filiera, il 19,9% le casse dello Stato, l’8,3% i fornitori di macchinari e immobili, l’1,2% le banche, l’1,1% le importazioni nette e solo il 5,1% gli operatori di tutta la filiera agroalimentare estesa”.

“Questi 5,1 euro di  utile si ripartiscono  nelle   seguenti   proporzioni:   l’industria   di   trasformazione   alimentare ottiene  la  quota  maggiore,  pari  al  43,1%;  il  19,6%  va  all’intermediazione (grossisti e intermediari in ambito di agricoltura, industria e commercio); il  17,7% all’agricoltura; l’11,8% alla distribuzione e il 7,8% alla ristorazione”, conclude De Molli.

Secco il commento delle associazioni della grande distribuzione che reclamano più equilibrio nella distribuzione degli utili tra gli operatori della filiera che “è dominata dall’industria di trasformazione, con una quota in crescita significativa negli ultimi sei anni e un estremo livello di concentrazione, considerando che solo 57 grandi imprese industriali, in gran parte multinazionali, assorbono un utile complessivo superiore a quello dell’intera distribuzione”.

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