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mercoledì 29 gen 2020
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Pastificio Rana, con Gian Luca Rana il sogno d’America raddoppia

Pastificio Rana, con Gian Luca Rana il sogno d’America raddoppia

Dalla provincia di Verona a Chicago, il Pastificio Rana, icona della pasta fresca, cresce ogni anno del 13% e prevede di superare gli 800 milioni di euro di fatturato. Più di un terzo proviene dal mercato Usa.

L’azienda di San Giovanni Lupatoto, Pastificio Rana, è riuscita a portare la pasta fresca su tutte le tavole delle famiglie italiane diventando, inoltre, un ambasciatore del made in Italy nel mondo. Chi non ricorda le pubblicità del re del tortellino Giovanni Rana e lo slogan “siamo tutti una grande famiglia”.

Figlio dell’artigiano della pasta e da oltre 30 anni alla guida del Pastificio Rana, l’amministratore delegato Gian Luca Rana (nella foto), brand hero nell’ultima edizione del Save The Brand, ha saputo plasmare un’azienda locale e portarla Oltreoceano puntando sull’innovazione. Con una strategia di internazionalizzazione del brand, di innovazione del processo di produzione e diversificazione della gamma prodotti, l’azienda oggi conta quasi 3.500 dipendenti e otto stabilimenti.

 

CLICCA QUI PER VEDERE L’INTERVISTA A GIAN LUCA RANA.

 

Per l’azienda veronese l’esperienza americana, iniziata nel 2012, rappresenta la sua definitiva trasformazione in realtà multinazionale.

Dopo soli sei anni dall’entrata di Rana, l’intera categoria della pasta fresca negli Stati Uniti è cresciuta del 30% l’anno. A riprova del successo ottenuto, IRI e Boston Consulting Group, nel 2018 e per la seconda volta, hanno confermato l’azienda come una tra le prime cinque imprese a maggiore crescita sul mercato a stelle e strisce.

Il Pastificio Rana ha chiuso il 2018 con un fatturato superiore ai 700 milioni di euro e quest’anno il gruppo prevede di avvicinarsi a quota 800 milioni.

Su questo totale, circa 300 milioni di euro arriveranno dal mercato americano, che per il gruppo veronese, fondato nel 1962, ha un peso sempre maggiore. Negli ultimi sei anni il brand ha, inoltre, raddoppiato il fatturato e triplicato l’ebitda, portando i prodotti in 58 Paesi del Mondo.

Dottor Rana, cominciamo con un amarcord: quando ha fatto ingresso nel Pastificio Rana?
Sono entrato nell’azienda di famiglia a 21 anni, nel 1986, quando era, ancora, una piccola realtà artigianale con un portfolio di sette prodotti distribuiti solo in Italia, trentacinque dipendenti e un fatturato di trenta miliardi di lire. Dalla sezione acquisti mi sono poi trasferito nel reparto di produzione, accanto agli operai. Questo mi ha portato a toccare con mano ogni fase di sviluppo e produzione del prodotto, così da comprenderne la filosofia e la passione.

Quanto è stata importante l’innovazione nella crescita aziendale?
Direi fondamentale, il motore per sviluppare quel processo di cambiamento che ci ha proiettati nel futuro, un ingrediente alla base di tutti i prodotti. Ho creato il centro ricerca e sviluppo: incubatore di idee per la creazione di nuovi prodotti, nuove ricette, nuove gamme, come gli gnocchi ripieni, e rivitalizzare mercati dormienti, come i sughi freschi. La mia filosofia è: “prima si pensa all’idea e poi a come realizzarla”, questo sancisce lo studio e lo sviluppo di macchine e processi produttivi totalmente brevettati da noi.

L’internazionalizzazione inizia dall’Europa?
Sì, con una serie di acquisizioni, tra cui la belga Mamma Lucia, che ha sancito la nostra entrata nel comparto dei piatti pronti freschi, dando così una forte accelerazione in questo settore.

E poi il grande passo: la conquista dell’America. Fu una scelta condivisa?
Nel 2012 abbiamo aperto il primo stabilimento sul suolo americano, a Chicago, con l’obiettivo di produrre e vendere pasta, sughi e prodotti freschi Rana direttamente in America. La decisione arriva da un sogno di papà che da sempre ha desiderato uscire dalla dimensione italiana. Quando sono entrato in azienda c’erano 35 persone ora sono quasi 3.500 e gli Stati Uniti rappresentano la più grande sfida, soprattutto a livello di organizzazione. All’inizio è stato una grande sforzo, un modo di comprendere l’internazionalizzazione in maniera diversa.

Perché proprio gli Stati Uniti e non l’Oriente?
Perché il mercato americano aveva e ha una tradizione italiana, dovuta all’immigrazione, e ancora oggi riconosce il valore del gusto italiano e delle cose fatte nel Bel Paese. A questo si aggiungono le dimensioni e le opportunità di crescita.

Decisivo per mantenere i ritmi di crescita a doppia cifra…
A Chicago abbiamo costruito un secondo stabilimento che raddoppierà la produzione con linee più veloci e innovative, che adesso installeremo anche a San Giovanni Lupatoto.

Posso dire che oggi gli Stati Uniti hanno superato l’Italia come dimensione produttiva. Contiamo di arrivare a 500 milioni di fatturato negli…

 

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