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mercoledì 17 lug 2019
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Felicetti: la pasta delle Dolomiti punta al raddoppio

Felicetti: la pasta delle Dolomiti punta al raddoppio

L’azienda familiare trentina, una delle prime realtà industriali a puntare sul biologico, si prepara a moltiplicare produzione e fatturato grazie al nuovo stabilimento da 28 milioni di euro

di francesca corradi

Felicetti rappresenta quell’industria alimentare italiana che funziona. Profondamente legata al territorio, da oltre cent’anni produce pasta sulle Dolomiti, nel cuore della Val di Fiemme, in un dialogo con la natura da cui ricava l’acqua di sorgente per l’impasto e l’aria pura di montagna per l’essiccazione.

Dalla selezione delle sementi fino al confezionamento della pasta, nel nome della sostenibilità l’azienda è riuscita a tradurre il programma agricolo in uno industriale usando grano per il 95% italiano e mantenendo salde relazioni con le famiglie fornitrici di materie prime. La realtà di Predazzo deve il suo successo a scelte coraggiose come la decisione di non chiudere i battenti durante la profonda crisi del 1974, che mise in ginocchio il settore, oppure la scelta di produrre pasta biologica quando ancora non esisteva una sua certificazione.

L’amministratore delegato Riccardo Felicetti il 2 giugno è stato nominato dal Presidente della Repubblica Cavaliere del Lavoro per aver contribuito alla crescita economica, allo sviluppo sociale e all’innovazione del Paese. Contitolare del pastificio con il fratello Enrico e i cugini Paolo, Stefano e Nadia, il 54enne, ex campione di atletica leggera, ha raccontato a MAG gli sforzi e i recenti investimenti per lasciare alla quinta generazione un’azienda sana, solida e competitiva.

 

 

Siete sul mercato da più di un secolo, qual è la ricetta?
Abbiamo avuto l’intuizione di produrre pasta in montagna sulle Dolomiti. In questi oltre cent’anni di attività aziendale la scelta più importante forse è stata fatta nel 1974. Nel pieno di una crisi economica in cui, in Italia, chiusero il 70% dei pastifici italiani, la terza generazione della famiglia non smise di investire e quintuplicò la produzione. Non da meno fu la decisione di produrre pasta biologica, dopo la certificazione del 1995, prima che esistesse un reale mercato.

La concorrenza è tanta, su cosa avete puntato? 
La nostra è sempre stata una comunicazione garbata e abbiamo cercato di veicolare il nostro carattere distintivo: l’evidenza tra uomo e natura, utilizzare con rispetto e senza sfruttamento l’ambiente che ci circonda. È fondamentale restituire al territorio ciò che ci dà attraverso la notorietà dei prodotti e il senso civico di responsabilità. Il nostro stabilimento di Predazzo, ad esempio, produce il 90% del proprio fabbisogno energetico grazie a un impianto fotovoltaico e a un cogeneratore a metano.

Quanto conta il marchio made in Italy nel mondo?
È Fondamentale, forse però aveva un peso maggiore in passato quando era vero sinonimo di lifestyle. Oggi, in parte, lo abbiamo barattato con la paura di perdere la nostra capacità di stare sul mercato. Ora servono volontà, capacità e coraggio per restituirgli questi valori.

 

Quanti sono i vostri mercati?

Siamo in 40 Paesi dove esportiamo più del 70% dei nostri prodotti, i più importanti sono: Germania, Francia, Olanda, Uk e Danimacrca (Ue) mentre Giappone, Canada e Stati Uniti (extra Ue).  In questo momento non abbiamo la capacità produttiva per conquistare altre piazze quindi il nostro obiettivo a breve termine è il consolidamento dei mercati in cui già siamo presenti.

 

È in costruzione un nuovo stabilimento produttivo, che valore aggiunto porterà all’azienda?
La nuova struttura, sostenibile e a basso impatto ambientale, nascerà a Molina di Fiemme. La sua apertura è prevista per il 2021 e, potenzialmente, raddoppierà la produzione. I nostri volumi produttivi sono infatti plafonati dal 2014 e il nuovo sito genererà una forte spinta.

 

Non siete soli in questa nuova sfida…

Si tratta di un progetto da 28 milioni di euro per cui abbiamo scelto di prendere a bordo un partner finanziario, Isa, che detiene il 20% e ha finanziato l’azienda con 5 milioni di euro. Il resto è frutto della collaborazione con la cassa di risparmio Sparkasse, con Trentino e Sviluppo, il consulente finanziario Kon e l’Istituto Atesino di Sviluppo.

 

Dov’è presente la vostra pasta?

Siamo presenti nella gdo con i marchi Felicetti e Alce Nero, di cui siamo soci, e nei negozi specializzati e nei ristoranti con il marchio Monograno, venduto anche con l’ecommerce.

Il 70% del vostro prodotto è già biologico, puntate al 100%?
Nel 1997 scrissi su un foglio di carta l’equazione “2007 = 100% bio”, purtroppo…

 

Nella foto: Paolo, Riccardo,Valentino,Stefano Felicetti

CLICCA QUI PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO SUL NOSTRO MAG A PAGINA 168.

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