Nasce il Comitato tecnico-scientifico dell’Italian Taste Summit

Secondo le più recenti ricerche enologiche l’espressione del terroir di un vino non è presente nell’uva, ma è da addebitare principalmente al complesso processo tecnologico-vitivinicolo condotto dall’uomo. Un tema esplosivo dibattuto durante i seminari del convegno “Enologia e Neuroselling: dalla scienza moderna le nuove vie per la qualità della tipicità territoriale e della sua promo in Export” tenuti da due tra i maggiori esperti di Enologia e di Neuromarketing, i Professori Maurizio Ugliano e Vincenzo Russo.

Terroir e valore sono state le parole chiave di questa edizione di Italian Taste Summit, tenutosi il 13 e 14 aprile scorso nella cornice di due cantine storiche del Garda e della Valpolicella, Masi Tenuta Canova e le Possessioni Serego Alighieri.  Un nuovo successo per l’evento di internazionalizzazione dedicato ai vini identitari del Made in Italy, che da ormai 5 edizioni cerca di tracciare i percorsi strategici di mercato in ottica di aumento della percezione di valore dell’intero scomparto vitivinicolo del Bel Paese nel mondo.

“Il vino italiano non ha mai avuto sul mercato il valore che merita. Secondo i dati forniti da Nielsen, il prezzo medio export è infatti di soli 3,95 Dollari al litro, quasi due in meno rispetto a quello dei vini francesi, che sono in cima alla mondiale con 5,84 $. L’Italia, un tempo seconda, oggi è addirittura fuori dal podio, alle spalle del Nuovo Mondo ossia  dell’Australia e persino dell’Argentina, rispettivamente seconda e terza con 4,18 e 3,96. Questa situazione è inaccettabile, ci sono molte domande da porsi e di sicuro incentivare fortemente la capillare erudizione al valore del terroir di appartenenza di ogni azienda Vitivinicola” riporta Joanna Miro, Presidente e organizzatore dell’Italian Taste Summit e AD del Gruppo Wine Global Aspect.

Maurizio Ugliano, docente di Tecnologie e processi enologici e Wine Identity and Typicality presso l’Università degli Studi di Verona, si è concentrato proprio sul concetto di terroir e di identità, entrambi fondamentali nella definizione e nella percezione del valore di un vino. “Un vino capace di esprimere gli elementi tipici del proprio terroir aggiunge molto all’esperienza del consumatore, ma negli ultimi anni è stata data un’eccessiva importanza al legame tra caratteristiche del suolo e espressione del terroir – ha spiegato il professor Ugliano -. I dati scientifici in nostro possesso ci aiutano invece a capire che questi sono soltanto due tra i tanti elementi che possono contribuire all’espressione del terroir”. Un punto di vista che rivoluziona concetti da tempo radicati: in Italia la definizione di terroir resta incentrata solo sul terreno mentre si dovrebbe avere un’interpretazione più ampia che unisce terreno-clima-uomo. E non ultimo, saperla raccontare, creare uno storytelling in grado di aumentare la percezione del valore di un vino.

Il valore del vino non dipende solo dalla qualità (aroma, gusto, equilibrio, complessità, bevibilità, assenza di difetti) ma è legato a una dimensione esperienziale che ha a che fare con la sfera personale ed emozionale di ogni consumatore. Un concetto fondamentale che è stato al centro del secondo seminario con Vincenzo Russo, docente di Neuromarketing all’università IULM di Milano. “Da anni il neuromarketing ha dimostrato con evidenze scientifiche che non siamo esseri razionali che si emozionano ma esseri emozionali che pensano. Oggi possiamo affinare le tecniche di vendita rendendole più efficaci: la persuasione è legata sia alla parte razionale che a quella emozionale e bisogna saper comunicare con entrambe” ha spiegato il professor Russo. Nel suo intervento ha dimostrato come il 95% delle nostre decisioni avviene a livello inconscio e ha raccontato come il neuroselling miri proprio a raggiungere la parte più “antica” del cervello, quella da cui dipendono le scelte della stragrande maggioranza delle persone. Come? Grazie a piccoli “trucchi” che permettono di arrivare al “cuore” del consumatore. L’esperienza emozionale è al centro anche delle parole di Carlo Pietrasanta, Presidente Movimento Turismo del Vino “Fare enoturismo significa entrare in empatia con chi viene a casa nostra, significa fare tre mestieri contemporaneamente: viticoltori, venditori ed esperti di ospitalità. Bisogna fare amare il vino in cantina”.

“Occorre far convergere tutti gli sforzi – riprende Joanna Miro – e coinvolgere i migliori professionisti e i massimi esperti del settore per far crescere il valore del terroir e, proprio in quest’ottica, è nato in modo del tutto spontaneo nel corso dell’evento il Comitato Scientifico dell’Italian Taste Summit che al momento si compone da tutti i relatori dei seminari di questa quinta edizione e si rafforza con il supporto del Crédit Agricole FriulAdria, che ne è stato main sponsor.”

Il neonato Comitato Scientifico vuole accogliere tutti gli addetti ai lavori e gli esperti disposti a mettere il proprio know a disposizione del progetto. L’obiettivo è quello di dar vita a una rete di professionisti che fornisca, grazie ai propri membri, formazione costante per fornire la possibilità a tutte le cantine di acquisire le competenze indispensabili per rispondere adeguatamente alle richieste dei mercati internazionali e accrescere la percezione del valore del vino Made in Italy. “Il Comitato sarà parte integrante della giuria del premio Nobili Terrae che abbiamo lanciato nell’edizione del 2021 e che verrà assegnato all’Italian Taste Summit di ottobre, grazie anche alla collaborazione dei massimi esperti a livello internazionale” ha aggiunto la Presidente.

Sempre nell’ottica della convergenza professionale in ottica della valorizzazione internazionale, l’avvocato Saverio Biscaldi ha affrontato poi  il tema della proposta di revisione del sistema delle indicazioni geografiche per vino, bevande alcoliche e prodotti agricoli adottata il 31 Marzo dalla Commissione Europea. “Si tratta di un’unica procedura abbreviata e semplicificata per i richiedenti delle Indicazioni Geografiche. L’obiettivo: incrementarne il numero e garantirne maggiore protezione” ha spiegato.

L’intensa mattinata di dibattiti è stata sublimata con l’attesissimo Bubble Party Gala, firmato Giacomo Sacchetto e Vitangelo Galluzzi, chef e patron dello stellato – rosso e verde –  La Cru di Grezzana il primo ed executive chef di Masi Wine Experience il secondo. Il menù fortemente legato al rispetto della territorialità e delle materie prime, è stato creato in abbinamento ad ognuno dei 6 vini (schede in allegato): Sauvignon Friuli Colli Orientali Doc di Ermacora, Piancastello Brut Riserva Trento Doc Metodo Classico di Endrizzi, Party Lugana Doc Spumante Extra Dry di Onepiò, Dilì Moscato Giallo Igt Veneto biologico di Maeli, Quaranta Lune VSQ Metodo Classico Millesimato Extra Brut di Panizzari e lo chef stellato Sacchetto ha dedicato il proprio genio creativo alla portata che ha accompagnato l’Arginum Pad Dosè Metodo Classico di Ronco Margherita. Il pranzo è stato l’incoronazione della coerenza e della sintonia tra la filosofia di Sacchetto e Galluzzi (Masi) e i valori fondanti di Italian Taste Summit: l’amore per il terroir. 

 

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FabioAdmin

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