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sabato 21 ott 2017
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Marchesi firma una casa di riposo per cuochi e una nuova scuola a Varese

Marchesi firma una casa di riposo per cuochi e una nuova scuola a Varese

«Questa volta riesco a realizzare un progetto che sogno da almeno dieci anni: una casa di riposo per cuochi». Così il Maestro della cucina italiana, Gualtiero Marchesi (nella foto), commenta il progetto in collaborazione con la Fondazione Molina, casa di cura di Varese, per accogliere i cuochi alla fine della loro carriera facendo fronte a tutte le necessità della vecchiaia, anche per quanto riguarda le patologie più gravi.

Al tempo stesso, negli ambienti della ex centrale termica, verrà realizzata una scuola di cucina attrezzata dove si potrà tramandare e approfondire la cultura culinaria.

La fondazione Molina è una casa di cura che conta 500 posti letto. Il progetto annunciato a Varese prevede la trasformazione di una palazzina indipendente in abitazioni per 12 cuochi residenti e la realizzazione di una cucina didattica idonea all’alta formazione di 18 allievi. L’apertura è prevista nell’autunno 2018.

«Sarebbe un modo unico e funzionale per la trasmissione dei saperi ai più giovani e per coinvolgere chi ha dedicato la propria esistenza alla cucina», si legge nel comunicato che annuncia il progetto.

«Scuola significa formazione nel segno della continuità, dal punto di vista teorico e pratico. La Casa di riposo per cuochi è un tangibile segno di rispetto e considerazione per un mestiere che qualche decennio fa, prima che Gualtiero Marchesi indicasse la via per il rinnovamento della Cucina italiana, era considerato tra i più umili se non il più umile. La percezione di cosa può e deve fare un cuoco è, nel frattempo, totalmente cambiata. Il cuoco è, a tutti gli effetti, al di là degli eccessi divistici, un portatore di cultura, un divulgatore e un difensore di valori, legati alla salute, alle risorse agricole e alle tradizioni del Paese. Insistere su questo ruolo pedagogico e civile è importante, altrettanto importante sarebbe aggiungere dignità, riservando accanto all’accoglienza anche la prospettiva di una testimonianza per chi ha fatto della cucina la sua ragione di vita».

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