La rivoluzione green è appena cominciata

All’inizio sembrava solo una moda passeggera. Oggi è un fenomeno di massa. Stiamo parlando della rivoluzione nelle abitudini alimentari (e quindi nel mercato food) verso la “religione” vegetariana-vegana e la produzione biologica. Secondo un recente rapporto Eurispes aumentano al ritmo di 1.600 al giorno gli italiani che non mangiano carne e pesce (vegetariani) o rifiutano tutti i cibi di origine animale e i loro derivati (vegani).

Erano il 6% nel 2013, sono diventati l’8% nel 2015 (di cui 7% vegetariani e 1% vegani) e il loro numero è destinato a crescere ulteriormente. Sempre secondo l’indagine Eurispes, il 46,7% di chi afferma di essere vegetariano o vegano è mosso da ragioni legate alla salute e al benessere. Le altre motivazioni riguardano invece la sensibilità nei confronti degli animali e la tutela ambientale.

Ultimamente ha pesato anche l’allarme lanciato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sul rischio cancro legato al consumo di carne rossa e agli insaccati. I dati di Nielsen e Iri (società che analizza il mondo dei consumi) dimostrano che i consumi di carne rossa diminuiscono in media al ritmo del 5% l’anno dal 2010 e solo nel 2015 le vendite di queste carni nella grande distribuzione organizzata hanno perso oltre 170 milioni di euro (-1,8%). Al contrario, l’aumento della vendita di prodotti a base vegetale solo nei supermercati genera un fatturato annuo in crescita, attualmente pari a 320 milioni di euro. Le bevande sostitutive del latte (soia, riso, mandorla) sono cresciute del 17% nel 2015. Incrementi a doppia cifra anche per formaggi di soia (24%) e zuppe di verdura pronte (38%).

Le aziende del settore alimentare non si lasciano scappare l’occasione. Il caso più emblematico è quello di Granarolo, che ad aprile ha acquistato il 60% di Conbio, attiva in Italia nella produzione di una vasta gamma di prodotti gastronomici vegetali e biologici. L’operazione permette a Granarolo di rafforzarsi ulteriormente all’interno del mercato dei prodotti vegetali che negli ultimi cinque anni è cresciuto del 240%, passando dai 130 milioni di euro del 2010 ai 318 del 2015, e che si prevede continuerà a crescere fino ad arrivare nel 2020 a un valore di oltre 600 milioni. «La nostra gamma Granarolo 100% vegetale, lanciata all’inizio dell’anno scorso – spiega il presidente Gianpiero Calzolari – ha realizzato solo nel 2015 oltre 14 milioni di euro di fatturato, a conferma del fatto che il mercato dei prodotti vegetali registra una crescita annua a doppia cifra nel nostro Paese».

Non sono immuni dal “contagio” i supermercati, da Coop a Esselunga e Pam, che hanno introdotto sui loro scaffali le rispettive linee veg e bio. A scommettere sul cibo biologico sono anche le aziende straniere, come il colosso alimentare francese Danone che ha appena acquistato l’americana WhiteWave Foods per 12 miliardi di dollari.

Quando si parla di agricoltura biologica è necessario chiarire che si tratta di un metodo di produzione agricola che esclude l’utilizzo di prodotti chimici, ha l’obiettivo di rispettare l’ambiente e gli animali e pone attenzione alla salute di agricoltori e consumatori. Per Assobio, l’associazione delle imprese di trasformazione e distribuzione di prodotti biologici e naturali, in media è biologico il 3% della spesa alimentare delle famiglie italiane, 4,5 milioni delle quali (il 18% del totale) consumano abitualmente prodotti biologici, con una crescita del 17% solo in un anno, mentre 3,4 milioni di famiglie li consuma saltuariamente (+11% sull’anno precedente).

Aggiungendo vendite dirette degli agricoltori, gruppi di acquisto, vendite online e altri canali si raggiungono 2,4 miliardi. Con i 320 milioni nelle mense scolastiche e nella ristorazione commerciale e con un export in crescita a 1,6 miliardi, il fatturato complessivo del settore biologico italiano nel 2015 è di 4,3 miliardi di euro. Si moltiplicano anche le iniziative commerciali legate al mondo green: Valbona, azienda veneta specializzata nella lavorazione di verdure, ha lanciato gli affettati di verdura Veganette. In ambito digitale, invece, è nata VeganMaps, applicazione che permette di trovare su smartphone tutti i locali vegan friendly d’Italia.

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