Next-Gen Food: 118 startup italiane per la filiera
In un settore che vive la pressione della crisi climatica, delle tensioni geopolitiche e dell’evoluzione delle abitudini di consumo, ci sono giovani realtà che si distinguono nell’ecosistema imprenditoriale italiano del settore alimentare. Ne parla Cariplo Factory nel quinto report “Next-Gen Food | Il futuro del cibo, il cibo del futuro”. Il documento censisce 118 tra startup, spinoff e piccole e medie imprese attive lungo l’intera filiera.
Chi sono le aziende mappate
Le 118 imprese censite sono nate prevalentemente negli ultimi cinque anni. Oltre la metà si concentra in tre settori: agritech e innovative farming (22%), foodtech e trasformazione (19%), servizi e consulenza (11%). Quasi un terzo opera contemporaneamente in almeno due ambiti, a testimonianza di un approccio trasversale tipico di questa generazione di imprenditori. Sono startup nel 62% dei casi, seguite da PMI innovative (29%), spinoff (3%) e altre tipologie (6%). Più di sette su dieci presentano un Technology Readiness Level pari o superiore a 7, e il 39% ha raggiunto il livello massimo — TRL 9 — con tecnologia pienamente operativa e validata sul mercato.
Sul fronte della solidità economica, tre aziende su quattro hanno ricevuto premi e riconoscimenti, sei su dieci hanno già ottenuto investimenti e il 10% dichiara un fatturato superiore al milione di euro. La concentrazione geografica rispecchia il divario strutturale del Paese: la Lombardia guida con il 32% delle aziende, seguita da Veneto (11%) ed Emilia-Romagna (10%). Al Centro si distingue la Toscana con l’8%, al Sud la Puglia con il 5%.
Le sfide tecnologiche affrontate
Le aziende di Next-Gen Food lavorano su fronti diversi della filiera. In ambito agritech, alcune realtà hanno sviluppato piattaforme che integrano sensori IoT, dati satellitari e intelligenza artificiale per monitorare lo stato delle colture e ridurre il consumo di acqua, fertilizzanti e agrofarmaci. Sul fronte della riduzione degli sprechi, emergono etichette intelligenti prive di componenti elettronici per monitorare temperatura e tempo dei prodotti deperibili, coating attivi a base vegetale per prolungare la shelf-life della frutta fresca e piattaforme per la pianificazione dei consumi in scuole, aziende e ospedali.
Nel campo delle nuove proteine, alcune imprese producono ingredienti funzionali clean-label attraverso la fermentazione microbica di sottoprodotti agroalimentari, mentre altre stanno sviluppando tecnologie per convertire CO₂ in proteine ad alto valore biologico senza consumare terra arabile né acqua. Sul versante della salute, il confine tra alimentazione e cura si fa sempre più sottile: ci sono piattaforme digitali per nutrizionisti che costruiscono piani alimentari personalizzati tramite intelligenza artificiale, dispositivi portatili per rilevare il glutine negli alimenti e soluzioni di medical food delivery con nutrizione clinica validata da team medici.
Investimenti e divari da colmare
Il 64% delle aziende ha già raccolto un primo round di investimento. Tra chi ha condiviso i dettagli, il 26% ha raccolto tra 100 e 500 mila euro, il 19% tra 500 mila e 5 milioni, il 3% oltre i 5 milioni. Il divario di genere negli investimenti è uno dei dati più rilevanti del report: i team formati da donne che hanno ricevuto investimenti inferiori a 500 mila euro sono quasi il 30% in più rispetto agli uomini, mentre oltre quella soglia hanno ricevuto capitali solo team di genere misto o esclusivamente maschile. Il 69% degli investimenti totali si concentra nelle aziende con sede al Nord. A investire sono stati prevalentemente acceleratori e incubatori (21%), seguiti da venture capital (18%) e business angel (16%). L’80% delle aziende si dichiara alla ricerca di un nuovo round nei prossimi mesi.
Le criticità restano significative: sette aziende su dieci segnalano la scarsa disponibilità di finanziamenti come ostacolo principale, più di quattro su dieci lamentano difficoltà di accesso al mercato della distribuzione e complessità normativa. Le richieste alle istituzioni riguardano maggiore certezza normativa (44%), più sostegno da investitori privati e finanziamenti pubblici (38% e 35%), infrastrutture tecnologiche accessibili (28%) ed educazione dei consumatori (26%).
Contesto e prospettive
Il report ha ottenuto il patrocinio della Commissione europea e di Fondazione Cariplo, il contributo dello scientific partner IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio (Gruppo San Donato) e dei corporate partner Bayer, Elior, Nestlé e Pasta Garofalo. Sul fronte delle tecnologie più trasformative nei prossimi anni, gli imprenditori censiti indicano l’intelligenza artificiale al primo posto, seguita da agricoltura digitale e IoT (19%), robotica e automazione (14%), biotecnologie e agricoltura rigenerativa (13%) e proteine alternative e nuovi ingredienti (12%).
Secondo Riccardo Porro (in foto), chief operations officer di Cariplo Factory, il food è oggi uno dei terreni in cui si misurano le grandi transizioni del tempo presente — dalla sostenibilità ambientale alla salute, dalla digitalizzazione alla resilienza industriale — e le 118 realtà mappate dimostrano che in Italia esiste già un ecosistema imprenditoriale capace di innovare i principali nodi della filiera. Il report completo è disponibile sul sito di Cariplo Factory.