Settore pasta in crisi: scivolano consumi ed esportazioni

Il settore della pasta italiana è in crisi. Scivolano infatti i consumi interni e l’export, calato del 5,8% nel 2015 e del 6,2% nel primo bimestre del 2016.

Secondo Iri, sul fronte interno  le vendite di pasta nel canale moderno (compreso i discount) sono in calo da diversi anni e nei primi quattro mesi del 2016 è stato registrato un -2,8%.

«I dati – afferma Riccardo Felicetti, presidente dei pastai di Aidepi – risentono della competizione internazionale ma anche di alcuni nodi di filiera. L’Italia non può limitarsi a migliorare le condizioni commerciali: stabilire, per esempio, come dev’essere la pasta italiana. Di queste cose stiamo discutendo in associazione ma non posso anticiparle».

Secondo il Sole24Ore si tratterebbe di definire alcuni parametri qualitativi e produttivi del made in Italy: con prezzi più elevati in un comparto in cui un prodotto “povero” è soggetto a costi di trasporto elevati. Diverso il discorso per i produttori (come Barilla, De Cecco, Colussi, Rana) che hanno delocalizzato pezzi di produzione in mercati specifici.

«La crisi del nostro export – sostiene il presidente di Pasta Zara, Furio Bragagnolo – nasce dalla concorrenza sleale della Turchia: acquistano il grano a buon mercato in importazione temporanea, vendono nel loro Paese i sottoprodotti a prezzi vantaggiosi e finanziano il dumping della pasta».

«Cambia lo stile alimentare – afferma Cosimo Rummo, dell’omonimo pastificio – ma soprattutto le famiglie hanno imparato a sprecare molto meno».

Per Alessia Fraulino di Iri «è in atto una ricomposizione del carrello: meno pasta di semola e più integrale, kamut, cous cous, quinoa. Nonostante queste innovazione il consumatore percepisce la pasta sullo scaffale come un prodotto vecchio. Per crescere bisogna innovare di più».

 

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