Sammontana, il Barattolino che sfida le multinazionali

Primo produttore italiano di gelato nel Paese, con un business di oltre 370 milioni di euro anche grazie alla pasticceria surgelata, l’azienda empolese punta sulla qualità e sui lidi balneari del futuro, sempre più green.

di francesca corradi

 

Prodotti iconici come il Barattolino, il Mottarello o il Cornetto, hanno accompagnato la storia degli italiani dal dopoguerra in poi. Tra i marchi storici, oggi quasi tutti di proprietà di colossi stranieri, ce n’è uno rimasto 100% italiano, anzi empolese, e a conduzione familiare: Sammontana.

La guerra dell’estate si combatte sui gelati. Il mercato, in Italia, vale circa due miliardi di euro dove “stecchi” e “ghiaccioli” rappresentano il 25% del totale. Un settore che fa gola anche a multinazionali attive in diversi settori, come Ferrero, che recentemente ha deciso di sbarcare sul mercato con nuovi prodotti sottozero.

Oltre alla qualità del prodotto, l’azienda ha anche a cuore la sostenibilità, infatti, ha recentemente presentato un progetto in grado di coniugare innovazione tecnologica e design per ripensare in chiave sostenibile l’esperienza estiva dei lidi italiani.

L’amministratore delegato Leonardo Bagnoli (nella foto) racconta a MAG come l’azienda sia arrivata ai vertici dell’industria del gelato e dei croissant e i prossimi passi.

 

Ci racconta la storia di Sammontana?

Inizia con il nonno Romeo Bagnoli che, da casellante delle ferrovie, con sei figli, nel 1946 decide di trasformare la latteria di famiglia in un bar-gelateria a Empoli. Il nome dell’azienda deriva dalla fattoria Sammontana situata nel vicino comune di Montelupo Fiorentino, da cui la famiglia Bagnoli acquistava il latte fresco. Da laboratorio artigianale di gelati alla prima meccanizzazione della produzione, quando i Bagnoli rintracciano delle attrezzature tra i pezzi di macchinari per la produzione di ice-cream, lasciati dall’esercito americano in un deposito di ferraglie a Genova. Il primo marchio nasce nel 1952.

Da qui l’inarrestabile ascesa…

Negli anni di crescita economica, con i primi frigoriferi nelle case degli italiani, arriva il Barattolino – la versione da un litro con la vaschetta di cartone compare nel 1971 – prodotto che poi diventa un oggetto di culto garantendo all’azienda le risorse finanziarie per avviare la produzione di gelati confezionati monodose. Alla fine degli anni Settanta i gelati Sammontana vengono distribuiti nei bar di quasi tutta Italia e, in pochi anni, nella gdo.

 

Quali sono state le principali operazioni che vi hanno visti protagonisti?
La principale operazione che ci ha visti coinvolti risale al 2008, quando raggiunti i 200 milioni di euro di fatturato circa, decidiamo di diversificare l’offerta con l’acquisto di un’azienda di proprietà di Barilla, Gran Milano, che aveva sia il business delle Tre Marie per la pasticceria sia quello del gelato, neutralizzando, di fatto, un concorrente. Oggi siamo i primi a livello italiano nei croissant surgelati, quota volume e valore, mentre i secondi nel gelato, continuando a guadagnare quota su Nestlé.

Quali sono i driver dell’azienda?

Fare prodotti buoni ovvero di qualità, che piacciono ai consumatori, dando importanza al contenuto più che al contenitore. Non a caso, in azienda ci sono cinquanta persone impiegate nel controllo qualità.

Lei che conosce bene il mondo del gelato come si è evoluto il settore negli ultimi decenni?

Negli ultimi vent’anni i volumi del gelato nei bar hanno perso il 70%. Le aziende di questo settore hanno dovuto modificare i loro mercati in favore della gdo, sempre più centrale per l’ascesa. Oggi siamo di fronte a una specializzazione molto forte che viene amplificata dalle catene dedicate a un unico prodotto. Nel comparto esistono grandi differenze tra Italia ed estero…

Continua a leggere l’articolo sul MAG 165.

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