Nutria is the new granchio blu?
*a cena con diritto
La presenza della nutria nel dibattito gastronomico sta tornando a farsi notare, complice il parallelo con il recente caso del granchio blu e alcune iniziative politiche e culinarie che ne ipotizzano l’utilizzo in cucina.
Questo roditore viene talvolta descritto come una possibile risorsa alimentare per via delle sue caratteristiche nutrizionali. Tuttavia, il tema resta fortemente divisivo, sia per i potenziali pericoli sanitari – in particolare la trasmissione della leptospirosi – sia per le limitazioni normative che non consentono l’ingresso nel circuito ufficiale della ristorazione.
Dal punto di vista legale, la nutria non è contemplata tra le specie per cui è ammessa la caccia e la commercializzazione.
La Legge n. 157 del 1992, che disciplina la tutela della fauna selvatica e l’attività venatoria, non include infatti questo animale nell’elenco delle specie cacciabili. Di conseguenza, non è consentito né il prelievo a fini alimentari né la vendita come selvaggina. L’assenza di un riconoscimento giuridico impedisce inoltre qualsiasi inserimento formale della carne di nutria nella filiera alimentare regolamentata.
A ciò si aggiunge il rispetto delle norme europee in materia di sicurezza alimentare, i Regolamenti CE n. 852/2004 e 853/2004, che prevedono rigidi parametri su controlli veterinari, condizioni igienico-sanitarie, procedure di lavorazione e sistemi di tracciabilità, nel cui ambito non rientra la carne di nutria.
Pertanto, non è attualmente consentita dalla legge la vendita o la somministrazione di carne di nutria in ristoranti, bar o esercizi commerciali, con conseguenti sanzioni e responsabilità per i trasgressori.
In sintesi, sebbene il consumo domestico e personale non sia espressamente proibito, la commercializzazione e l’offerta al pubblico sono vietate.
*di alessandro klun



