Passione crime: perché ci piace frugare nel torbido

di letizia ceriani

[spreaker type=player resource=”episode_id=57615363″ theme=”light” playlist=”false” cover=”https://d3wo5wojvuv7l.cloudfront.net/images.spreaker.com/original/eb3107d73010a955e8e6b24176bbcfaa.jpg” width=”100%” height=”400px”]

Delitti irrisolti, violenza efferata, indagini, dubbi. Il fitto sottobosco che abita all’interno della cronaca nera porta con sé una grande carica mediatica, specialmente oggi. I riflettori, da un anno a questa parte, puntano proprio “dove nessuno guardava”. Giornali, romanzi, saggi, programmi TV, e anche podcast. Molti – e pure troppi! – i canali dedicati al true crime, disponibili sulle più svariate piattaforme. Ne è un caso eclatante la narrazione sviluppata attorno al caso Elisa Claps, avvenuto 30 anni fa a Potenza. Sulla storia Pablo Trincia ha costruito un podcast, prodotto da Sky Italia e SkyTG24 e realizzato da Chora Media. Sulla stessa pista, è nata una docuserie di Sky, che uscirà nei prossimi giorni, mentre è già andata in onda una fiction Rai focalizzata sulla famiglia Claps.

Dietro al legittimo desiderio di svelare il mistero, di informare i lettori, e di rendere giustizia a un dolore che comunque non può essere inascoltato, c’è la tentazione di lasciarsi andare a quel particolare senso di inquietudine che la violenza e il trauma lasciano dietro di sé…quel brivido di orrore misto ad adrenalina e a curiosità. La materia intimerebbe più cautela. Rimane di certo strano comprendere appieno quale sia il fascino che i casi di cronaca nera scatenano in noi e che rimane vivo nel tempo.

Cerca di distaccarsi, riuscendoci, Stefano Nazzi, giornalista specializzato in cronaca nera pressocché da sempre, che ha fatto il boom con il suo podcast “Indagini”, prodotto da Il Post. Dal podcast è nato un libro, Il Volto del Male, che passa in rassegna una serie di casi mantenendo lo stile di racconto dell’autore: tornare all’essenzialità dei fatti, senza sensazionalismi e spettacolarizzazioni, ma attenendosi alla realtà delle indagini. Le puntate di Indagini non danno risposte, si attengono a quanto accade, ma aprono a grandi domande.

Dove sta il bene e dove sta il male? Che limite c’è alla malvagità umana? Che differenza passa fra spietatezza e follia? Lungi dall’aggiungere qualcosa alle tante e annose diatribe filosofiche sull’argomento, sarebbe interessante capire piuttosto che cosa porti lettori e ascoltatori a seguire assiduamente queste vicende, quell’istinto originario, legato al tessuto collettivo, che trascina in un’unica vicenda umana un senso di inquietudine condiviso dalle generazioni dall’inizio del mondo.

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Letizia Ceriani

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