Il 1° maggio, la Festa dei Lavoratori e 65 anni di Gattullo
Domani tutti festeggeremo una giornata di cui probabilmente pochi conoscono le vere origini. E quest’anno la ricorrenza si fa ancora più netta: sono trascorsi 140 anni dai sanguinosi eventi di Chicago (1° maggio 1886), e 80 anni esatti dalla decisione italiana di commemorare questa giornata così decisiva per i diritti di noi tutti. Accade – non sempre, ma succede – che il frutto del duro lavoro risulti evidente agli occhi di tutti. Nel mondo del cibo e della ristorazione, quel senso di appagamento – oggi così agognato, contestato, discusso – è in realtà il motore stesso del lavorare, il motivo per cui si fa ciò che si fa.
Vi rinfresco la memoria. Quel famoso 1° maggio, la città di Chicago insorse per protestare affinché la legge delle otto ore lavorative fosse estesa a tutto il territorio americano tramite lo strumento legittimo dello sciopero. La mobilitazione coinvolse un notevole numero di persone (circa 80mila), di vario schieramento politico, compresa una consistente fronda anarchica. Le proteste degenerarono, ci furono vittime, arresti, e sei condannati a morte. L’evento, così tragico e significativo, assunse una portata internazionale, inizialmente con lo scopo di commemorare i tristi fatti ma poi soprattutto per dare forza e respiro al movimento universale del lavoro, dei lavoratori e dei loro diritti. Ecco che il 1° maggio divenne la Festa del Lavoro. Oggi, forse anche per quel preciso avvenimento storico, nel nostro immaginario – soprattutto quello di noi Millennial – il lavoro è un insieme di cose apparentemente contraddittorie. È fatica, sicuramente, è dovere e necessità, in un mondo che sembra voler rimanere fedele al criterio della disuguaglianza, assumendo nuove sembianze in ogni epoca, ma è anche soddisfazione, realizzazione di sé, potersi sentire utili, partecipare all’attività e al sostentamento della comunità, avere delle risorse per crescere dei figli. Il lavoro è questo, e tanto altro.
In Italia, di storie di lavoro e di impegno, di storie di famiglia, ne abbiamo in effetti molte. Ma oggi ci tenevamo a prendere parte ai festeggiamenti di un locale storico milanese, che porta avanti una tradizione che i suoi sei decenni se li porta benissimo. «Arrivare a ben 65 anni di attività, portando avanti il lavoro di mio nonno e di mio padre, è un risultato che mi riempie di orgoglio». A parlare è Giuseppe Gattullo, e rappresenta la terza generazione alla guida della famosa pasticceria di famiglia, nata il 1° maggio 1961 e punto di riferimento indiscusso nel panorama meneghino. Torte, pasticcini, toast, le sale dall’inconfondibile sapore vintage, l’accoglienza e i sorrisi.

Pasticceria Gattullo – che è stata recentemente acquisita dall’imprenditore Vincenzo Dascanio – mantiene forte e riconoscibile la propria identità, su una piazza così competitiva, annoiata e modaiola come quella milanese. Come fa?
«Penso che ciò che ci ha permesso di arrivare fin qui sia il lavoro quotidiano costante e il legame autentico con i clienti, che accogliamo come una famiglia, facendoli sentire a casa. Per noi non si tratta solo di lavoro: Gattullo è la nostra vita e per questo ci auguriamo di andare avanti per altri 65 anni e oltre». E direi che non aggiungo altro.
Tanti auguri a Gattullo e tanti auguri a tutti: che questo giorno vi sproni a lanciarvi nelle giornate con la (seppur flebile) speranza che possano aiutarci a diventare sempre più autentici, donne, uomini, lavoratrici e lavoratori. Buon 1° maggio.