A Santarcangelo c’è un’osteria che racconta la Romagna di oggi

*di letizia ceriani

Dal 2020 il progetto di Giorgio Rattini, riminese classe 1987, si sta ritagliando uno spazio d’eccezione in uno dei centri gastronomici più vivaci della Romagna, nel borgo storico di Santarcangelo, patria delle tagliatelle al ragù e delle cene in compagnia. Immerso in una cornice di viottoli ciottolati, trattorie e luoghi storici – primo fra tutti il ristorante Zaghini –, a ritmo di cene a quattro mani e di un servizio attento, Osteria da Oreste propone una cucina schietta e divertente puntando su un’ottima selezione di prodotti locali, tra cui spiccano alcuni Presidi Slow Food, lavorati in maniera impeccabile e presentati nella loro complessa semplicità. Sempre con un sorriso.

Il locale si trova alle pendici del Monte Giove, in una delle piazze principali del paese, ha un dehors esterno che la sera s’illumina e un ambiente interno con bancone e cucina quasi a vista. Lo spazio è caldo e accogliente, i tavoli in legno senza tovaglia, le etichette naturali tappezzano le pareti. È sabato sera, sono le nove, e senza prenotazione temo non avremmo trovato posto. La carta, che cambia stagionalmente, si divide tra antipasti, primi e secondi come da tradizione, ma noi decidiamo di affidarci ai sette assaggi della cucina – a un prezzo davvero invidiabile. Il menu così pensato rispecchia in realtà il concetto di condivisione che ci pervade appena varcata la soglia.

Per accompagnare i bocconi, e abbassare le temperature, scegliamo un Sangiovese della zona della Tenuta Saiano Rude. Una bolla sapida, funky, azzeccata per il tutto pasto.  

Iniziamo il percorso con tre antipasti, tutti molto buoni. Un pastrami di Mora romagnola cotto a bassa temperatura con la sua mayo e qualche cipolla in agrodolce; la carne si scioglie letteralmente in bocca e la grassezza è bilanciata dagli elementi di contorno. Dal mondo vegetale, affondiamo la forchetta in un’insalatina di fagiolini croccanti conditi con aceto e albicocche mature; senza dubbio uno dei piatti più originali della serata. Di grande comfort le patate fritte e ripassate al forno – il cuore è letteralmente fondente – condite con una fonduta di erborinato e tartufo grattugiato.

La nostra degustazione si sposta sul primo: ravioloni a pasta verde ripieni di ricotta, immersi in un intingolo di burro all’aglio orsino e olio al prezzemolo. Il primo morso risveglia la memoria, il pranzo della domenica, i colori dell’orto.

L’ultima portata salata scopriamo essere uno dei capisaldi della brigata. Si tratta di un pollo ruspante, Presidio della zona, qui cotto arrosto e ingolosito con il suo fondo. Dolce, succoso, croccante. Viene servito con dei carciofi cotti in umido e olio al prezzemolo. Accoppiata meravigliosa.

Chiudiamo la serata con una meringa ripiena di crema al limone e servita su un olio al basilico DelleSelve. Un dessert classico, ma non scontato, che regala la coccola finale (sempre apprezzata).

La squadra di Osteria da Oreste, giovane e appassionata, sta portando avanti un’idea di ristorazione che valorizza il vecchio facendo spazio al nuovo. E lo sta facendo molto bene.

Per oggi è tutto. Noi ci sentiamo venerdì prossimo.

*le tavole della legge  

Letizia Ceriani

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