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mercoledì 14 nov 2018
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Uomo 50enne, il profilo dell’acquirente italiano di vino online

Uomo 50enne, il profilo dell’acquirente italiano di vino online

Wine Monitor, attraverso la partnership con Vino75.com, l’enoteca specializzata per la vendita online nata a Firenze nel 2014 all’interno dell’acceleratore di startup Nana Bianca, ha realizzato un Report sul profilo dell’acquirente italiano di vino online. L’approfondimento ha messo in luce come l’identikit del “consumatore tipo” riguardi una persona di genere maschile, di 48 anni di età (il 61% degli acquirenti appartiene alla cosiddetta “generazione X”, di fascia di età 36-55 anni), residente nelle regioni del Centro-Nord Italia e con una predilezione verso i vini rossi fermi e gli spumanti.

«Sebbene in Italia l’e-commerce del vino pesi in maniera ancora marginale sulle vendite totali, è indubbio che il trend sia in crescita; basti guardare a cosa sta accadendo al di fuori dei confini nazionali dove in mercati come Francia o Regno Unito l’incidenza delle vendite di vino online supera il 10% o addirittura il 20% nel caso della Cina», dichiara Denis Pantini, Responsabile Wine Monitor di Nomisma. «Già oggi circa il 50% delle imprese intervistate vendono online i propri vini – direttamente o tramite siti specializzati –, mentre un altro 17% ha intenzione di ricorrere a questo canale nei prossimi anni», continua Pantini.

Ma quanto si spende mediamente nell’acquisto di vino on-line? Il prezzo medio di una bottiglia acquistata (da 0,75 ml, iva inclusa) si aggira attorno ai 13 euro, ma arriva a superare i 14 nel caso dei rossi fermi e degli spumanti.

«Dalla nostra esperienza come piattaforma tecnologica di riferimento per le piccole e medie imprese vitivinicole di eccellenza, l’e-commerce rappresenta sempre di più un canale di vendita fondamentale per la strategia commerciale delle cantine» dichiara Andrea Nardi Dei, fondatore e ceo di Vino75.com. «Il motivo risiede nel fatto che l’e-commerce valorizza il prodotto grazie a contenuti divulgativi facilmente fruibili, oltre a poter far raggiungere mercati lontani e complessi come quello cinese, dove la distribuzione tradizionale del vino italiano fatica ad entrare» conclude.

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