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mercoledì 30 set 2020
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Sempre più ristoranti si tutelano dal “no show”

Sempre più ristoranti si tutelano dal “no show”

È settembre e al rientro in città molti clienti hanno trovato una sorpresa: la richiesta di un acconto per la prenotazione di un tavolo.

Ebbene sì, anche in Italia si sta diffondendo la pratica, diffusa all’estero, di richiedere gli estremi della carta di credito e di una somma come “caparra”. L’obiettivo degli imprenditori è uno solo: tutelarsi dal “no show” ovvero quando il cliente prenota e non si presenta. Non tutti sanno, infatti, che questo comportamento può portare, al ristorante, un calo del fatturato fino al 20%.

 

Già profondamente colpiti dall’emergenza sanitaria, con la chiusura forzata prima e il dimezzamento dei tavoli poi, i ristoratori non possono che correre ai ripari.

 

Ma se per gli stellati questa pratica viene digerita con più facilità diverso è se applicata dall’insegna del cuore con molti posti a sedere o dove il conto è di poche decine di euro.

 

D’accordo o meno il ristoratore sta agendo correttamente e non sta “truffando” nessuno. La richiesta di caparra, attraverso carta di credito o bonifico pay pal, segue, infatti, le stesse leggi “contrattuali” di quando si prenota una camera o un appartamento. In caso di mancato check-in la struttura può trattenersi una parte, se siamo fortunati solo la prima notte, o l’intero valore del soggiorno.

Dalle testimonianze di alcuni chef imprenditori emerge che non c’è né un comportamento né un parere unanime sulla questione.

Tra i  ristoratori c’è, infatti, chi chiede un importo fisso per ogni commensale o tavolo, da decine di euro fino a centinaia se si tratta di un gruppo, o chi sceglie di chiedere l’acconto solo con gli stranieri, i più “fraudolenti” o difficili da rintracciare (secondo la loro esperienza).

Tra i metodi più improvvisati c’è anche l’abitudine di tenere una blacklist da condividere con i colleghi. Così facendo si individuano a colpo sicuro gli habitué dei “no show”.

Ancora la maggioranza dei ristoratori, però, ritiene sgradevole richiedere depositi, soprattutto a una clientela “affezionata”, e decide quindi di rischiare. La pratica dei pagamenti anticipati presupporrebbe inoltre la prevedibilità dello scontrino, che ancora molto spesso si “dimenticano” di fare.

Per un popolo che ha fatto fatica ad abbandonare il telefono per prenotare un tavolo e ancora di più abituarsi a pagare con la carta di credito, la richiesta di un acconto sarà veramente dura da far accettare.

 

Secondo un sondaggio dell’irlandese The Journal, per il 53,2% dei votanti una soluzione del genere sarebbe di fatto inconcepibile e comporterebbe in automatico il cambio di destinazione. In Italia la percentuale potrebbe essere ben più alta soprattutto se si tratta di insegne di fascia medio bassa.

 

In realtà credo sia solo questione culturale. Ormai, infatti, si paga tutto in anticipo, senza che nessuno storca il naso: dal volo al treno, dal concerto al teatro.

Foodcommunity.it monitorerà l’evolversi della questione, nel frattempo, date un’occhiata alla rubrica Le tavole della legge.

di Francesca Corradi

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