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lunedì 20 gen 2020
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Noberasco punta a 160 milioni di euro

Noberasco punta a 160 milioni di euro

L’azienda ligure Noberasco, alla quarta generazione, in cinque anni ha raddoppiato il fatturato e consolidato il canale retail con l’apertura, lo scorso ottobre a Milano, del sesto monomarca.

Inizia nel 1908 l’avventura imprenditoriale di Noberasco, azienda a conduzione familiare che ha destagionalizzato il consumo della frutta secca e, oggi, produce circa mille referenze.

Sotto la guida per più di vent’anni di Gian Benedetto Noberasco, presidente e amministratore delegato del gruppo e di Gabriele Noberasco (nella foto, sotto), direttore generale prima e vice presidente poi, l’azienda ha vissuto un importante passaggio di testimone nel maggio 2016: Mattia Noberasco (nella foto), da direttore generale è diventato ceo mentre Gabriele Noberasco presidente.

Negli ultimi dieci anni il gruppo ha tracciato la mission aziendale investendo su: il miglioramento della qualità e della naturalità dei prodotti; la creazione di nuove opportunità di esperienze di acquisto e consumo attraverso la multicanalità – dalla gdo, che rappresenta il principale business, alla ristorazione e il retail; l’innovazione, per anticipare i trend del mercato.

 

Invece di delocalizzare l’azienda ha scelto di rimanere a produrre in Italia e, nel 2015, ha investito 60 milioni di euro per la realizzazione, nel savonese, di uno stabilimento altamente tecnologico, di 35mila metri quadri al coperto, che dà lavoro a circa 150 persone.

 

In cinque anni, dal 2012 al 2017, Noberasco ha raddoppiato i ricavi passando da 65 milioni di euro a 137 milioni. Capitolo a parte merita la strategia retail Noberasco 1908, partita nel 2005 con Gabriele Noberasco: a ottobre è stato inaugurato il nuovo concept store, il sesto negozio a marchio in Italia, nel cuore di Corso Como a Milano, e il canale retail ha chiuso il 2018 con un fatturato di circa 4 milioni di euro.

 

Mattia Noberasco ha raccontato a MAG le nuove strategie aziendali e gli investimenti per raggiungere quota 160 milioni di euro entro il 2022.

 

 

Ci fa un quadro del settore?
Le aziende che operano nel mercato della frutta secca sono perlopiù realtà familiari medio piccole, sul mercato da almeno due generazioni. Le multinazionali non si sono mai addentrate in questo comparto, forse per i margini bassi del business. In Italia ci sono solo cinque o sei brand che operano in maniera trasversale in tutta la penisola, Noberasco è il più grande e sicuramente l’unico ad avere investito nel retail.

Come si è evoluto il mercato?
Trent’anni fa il consumo di frutta secca era legato alle festività natalizie. Sugli scaffali i prodotti avevano uno spazio limitato associato spesso all’ingredientistica per dolci; la maggior parte delle referenze spariva dalla gdo a metà gennaio.

Noberasco ha contribuito alla destagionalizzazione
Sì, nell’ultimo ventennio abbiamo sdoganato il concetto di consumo stagionale della frutta secca investendo sulla ricerca di prodotto e sul packaging e permettere, così, il consumo del prodotto lontano dal momento del raccolto, senza comprometterne i contenuti nutrizionali e creando nuove opportunità di consumo fuori casa. È il cosiddetto stile “on the go” e il concetto di monoporzione.

Parliamo di numeri…
In cinque anni, dal 2012 al 2017, è raddoppiato il fatturato che è passato da 65 milioni di euro a 137 milioni. Nel 2018, a causa di una difficile congiuntura delle materie prime, si è verificata un leggera flessione e abbiamo chiuso a 128 milioni di euro. La società punta a raggiungere quota 160 milioni di euro entro il 2022.

Il 2016 è un anno importante per l’azienda…
Sì, rappresenta l’inizio, formale, della quarta generazione alla guida. Prima di arrivare a quella data è stato messo in atto un percorso di avvicendamento a tappe in cui sono aumentate competenze e responsabilità. Io, ad esempio, sono entrato in azienda nel 2003 come assistente al responsabile della supply chain. Dopo il master in Sda Bocconi, nel 2007 sono stato nominato responsabile di Agrifood, l’azienda satellite nata con l’obiettivo di realizzare il nuovo stabilimento di Carcare. Nel 2011 sono diventato direttore generale Italia di Noberasco occupandomi del coordinamento del marketing e con responsabilità diretta della parte industriale.

 

CONTINUA A LEGGERE LA NOTIZIA SUL MAG 131.

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