Deloitte: più lento del previsto il ritorno al fuori casa

Nonostante il ritorno alla normalità, in Italia, mangiare al ristorante è un’attività che resterà in contrazione rispetto al 2019 (-28%). Lavoro da remoto, incertezza finanziaria delle famiglie, e-commerce e sana alimentazione sono fattori che potrebbero continuare a frenare i consumi out-of-home.

Deloitte presenta i risultati della nuova release dell’Osservatorio Deloitte Global State of Consumer Tracker. L’analisi raccoglie il parere di oltre 40mila consumatori in 18 Paesi. Da questa emergono alcune abitudini sedimentate nel periodo Covid-19 offrendo spunti per immaginare il prossimo futuro del settore alimentare e della ristorazione.

Eugenio Puddu, consumer products sector leader di Deloitte Italia, ha commentato: “Se da un lato possiamo prevedere picchi positivi di spesa dettati dalla voglia di tornare a vivere esperienze sensoriali, spingendo la ripresa degli acquisti fuori casa in ambito food, dal nostro Osservatorio risultano tendenze contrastanti. Infatti, l’acquisto di prodotti alimentari freschi e abitudini come cucinare a casa si confermano attività che verranno svolte in maggiore misura rispetto al periodo pre-Covid. Al contempo l’affluenza ai ristoranti crescerà rispetto ai livelli odierni, ma si prevede che la frequenza sarà inferiore rispetto al 2019, almeno nel medio periodo”.

Cucinare di più a casa e mangiare meno al ristorante è uno schema consolidato a livello globale. Infatti, circa il 55% dei consumatori pensa che in seguito alla pandemia sarà ai fornelli più di quanto facesse prima. Solo il 5%, invece, ritiene che questa attività si ridurrà, segnando quindi una crescita netta del +50% dal pre al post Covid-19. Stati Uniti, Canada e una buona parte dei Paesi europei, tra cui l’Italia, si dimostrano in linea con la media internazionale.

Se in Cina, Inda, Messico, Cile e Sud Africa è ancora più marcata l’intenzione di provvedere alla preparazione dei pasti in autonomia (+10% rispetto alla media globale), tale predisposizione risulta invece meno accentuata in Germania, Giappone e Paesi Bassi.

La percentuale di chi pensa di ridurre il mangiare fuori casa pesa sulle previsioni per il prossimo futuro: ci si attende infatti una contrazione netta pari al -25%. La fiducia dei consumatori italiani si attesta al -28%, un dato in linea con quanto riscontrato in Germania e Spagna e più positivo rispetto alla Francia. Al di fuori dell’Europa, invece, si nota uno schieramento di Paesi più cauti verso i consumi fuori casa, quali Giappone e Canada, e un fronte più ottimista, con Stati Uniti e Australia.

“Per le aziende produttrici e per i retailer dell’agroalimentare la sfida nel prossimo futuro sarà di preservare i margini guadagnati durante la pandemia, continuando a sostenere lo sviluppo del business. L’online si è dimostrato particolarmente utile per raggiungere tale scopo nell’ultimo anno”, dichiara Tommaso Nastasi, partner Deloitte e value creation services leader.

“A fianco della digitalizzazione della distribuzione, l’innovazione costituisce una leva fondamentale per intercettare l’evoluzione della domanda dei consumi in casa. Pasti su misura, servizi e offerte a sottoscrizione, contenuti esclusivi sono alcuni degli ingredienti per rivedere l’offerta”, conclude Nastasi.

“È tuttavia necessario fare due precisazioni rispetto alle intenzioni di spesa. Da un lato, queste segnalano l’intenzione di prendere parte in maggiore, uguale o minore misura nelle diverse attività ma non sono indicatori di quantitativi di spesa. […] Dall’altro, si deve considerare che potrebbe esserci una discrepanza tra ciò che i consumatori prevedono di fare in un prossimo futuro e ciò che effettivamente faranno, […]”, commenta Nastasi.

Le variabili sono essenzialmente tre. La prima è strutturale: ci si aspetta infatti che il lavoro da remoto proseguirà oltre alla fine dello stato di emergenza. La seconda è economica: la crisi ha messo a dura prova i bilanci familiari e cucinare da sé rappresenta un’opzione più sostenibile. Al momento, infatti, tre consumatori su cinque nel mondo spendono ogni mese quanto o più di quanto guadagnano. Circa due su cinque sono preoccupati dello stato per i propri risparmi. Nel corso del 2020, tuttavia, abbiamo assistito a un incremento del +6,6% del tasso di risparmio delle famiglie rispetto all’anno precedente. La terza, invece, è di preferenza. Salutare, sostenibile e digitale sono alcuni delle caratteristiche ricercate oggi dai consumatori  […]”.

 

“Per il mondo del foodservice non basterà attendere la fine dell’emergenza per la ripresa dei consumi. […] Darà necessario adattare la propria offerta per cogliere ulteriori opportunità di mercato. Come emerge dai dati, si stima, infatti, che l’intenzione di ordinare per l’asporto o la consegna a domicilio persisterà sia a livello internazionale sia locale. Per questo sarà necessario considerare formati come il delivery o il drive-through, che rendano l’esperienza sempre più accessibile, anche da remoto. Tale trasformazione passa attraverso la digitalizzazione del punto vendita e l’impiego di tecnologia […]” – conclude Puddu.

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