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martedì 03 ago 2021
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Brazzale, il coraggio di osare

Brazzale, il coraggio di osare

Pensare in grande e oltre i confini: questo è il segreto dell’azienda casearia veneta che ha costruito un impero ecosostenibile, attraverso l’internazionalizzazione e l’innovazione.

di francesca corradi

Tutto nasce da una visione. Il successo viene da se quando c’è passione e una sana attitudine ai sogni. Brazzale, la più antica dinastia italiana del burro e formaggio, è oggi guidata dalla settima generazione rappresentata attivamente dai fratelli Gian Battista, Roberto e Piercristiano Brazzale.

Con un controllo di filiera dalla A alla Z e la scelta – per primi – di andare in Repubblica Ceca a produrre latte, l’azienda di Zanè ha chiuso il 2020 con un giro d’affari di 210 milioni di euro. L’ascesa costante, negli ultimi anni, è stata promossa dagli investimenti in innovazione di processo, prodotto e filiere ecosostenibili e dalla vocazione internazionale.

 

Da sempre impegnata nello sport, Brazzale ha stipulato recentemente un nuovo modello contrattuale per permettere agli sportivi di allenarsi e contemporaneamente lavorare in azienda e non solo per lo Stato.

 

L’avvocato e presidente “ideologo” Roberto Brazzale, secondo cui “il miglior corso di studio per fare caciotte è giurisprudenza”, ha raccontato a MAG la strategia futura del gruppo e l’imminente inaugurazione del magazzino di formaggi robotizzato.

 

 

Ci racconta come nasce Brazzale?

Brazzale opera nel mondo del latte almeno dalla fine del Settecento e rappresenta la più antica impresa familiare italiana del settore, in attività ininterrotta da almeno otto generazioni. L’azienda nasce sull’Altopiano di Asiago e a fine ‘800 scende a Zanè, presso Thiene, dove Giovanni Maria Brazzale realizza il primo burrificio industriale con celle frigorifere e impianti di confezionamento,  subito dopo la Prima Guerra Mondiale.

 

Quello del lattiero-caseario non è un settore semplice. Qual è la situazione italiana?
Siamo uno dei Paesi con il numero più alto di imprese casearie a conduzione familiare, soprattutto trasformatori di formaggi: grandi importatori di latte e grandi esportatori – articolati in reti – di prodotti dall’elevato valore aggiunto.  L’Italia deve però fare i conti con la sua scarsità di territorio che provoca un deficit strutturale nella produzione di latte di circa il 40% del fabbisogno.

 

Come avete affrontato il problema?

Non abbiamo aspettato di importare il latte ma lì abbiamo creato una nostra filiera di produzione. oltre le Alpi, nel cuore agricolo dell’Impero Asburgico. Dal 2000 abbiamo costruito in Moravia, regione molto vocata per clima e disponibilità di terreni, una rete di 80 fattorie per circa 90mila ettari, con razze bovine ideali, grande professionalità, foraggi prodotti in azienda, basso impatto di nitrati, assenza di inquinamenti da aflatossine.

                                                                                                  

Dove producete?

Non compriamo latte da terzi e tutto il latte trasformato a formaggio viene dalle fattorie della filiera ecosostenibile. In Moravia, nello stabilimento di Litovel, realizziamo circa l’80% dei nostri formaggi, il resto nello stabilimento italiano di Monte di Malo, in particolare per le Dop come l’Asiago e il Provolone Valpadana e le paste filate. In Italia, inoltre, c’è il burrificio “delle Alpi”, che realizza il 25% del fatturato dell’azienda, e lì ha sede la direzione e tutta la gestione dei processi.

 

Quali e quanti sono i prodotti che circolano nei vostri magazzini?

Oggi siamo protagonisti nel settore con il burro, il formaggio Gran Moravia, quattro prodotti Dop e sette diversi marchi.

 

In quali mercati siete presenti?
Siamo in circa 60 Paesi, in tutti i canali dalla gdo all’horeca, ma anche attraverso una catena al dettaglio propria, di 22 negozi.

 

Ci parla delle operazioni per linee esterne? Cos’hanno portato al gruppo?

Internazionalizzare non significa banalmente esportare bensì abolire i confini dalla propria testa ed andare a fare ciascuna cosa dove riesce meglio. Alla fine il prodotto avrà uno straordinario beneficio di qualità e convenienza. Fanno parte del gruppo anche le Società Brazzale s.p.a., Brazzale Moravia A.s., Brazzale U.S.A. inc., Verena s.r.l., Ouro Branco Ltda (Brasil), Brazzale (Shanghai) Food ltd., JiKang Food ltd., Immobiliare Bevadoro s.r.l.

 

L’ottava generazione è già operativa in azienda. Negli anni com’è cambiato il vostro assetto?

Era e rimane un’azienda strettamente famigliare, i nostri collaboratori crescono con noi. Nel ventennio 1992-2012 abbiamo dovuto sviluppare l’azienda e al contempo riorganizzare la proprietà, ormai ingestibile per la presenza di cinque rami familiari con 30 soci. Oggi siamo un unico ramo familiare con tre soci.

Meglio avvocato o presidente? Quanto l’ha aiutata la sua professione?

Quando mi chiamano presidente rispondo che non sto seduto sulla mia poltrona, come suggerisce la parola. Sono molto attivo in azienda e mi piace occuparmi di tutto. Essere avvocato, secondo me, è molto utile. La cultura giuridica insegna all’approccio dei problemi in modo ordinato e proficuo, significa vedere quali saranno le conseguenze dell’azione e avere una “tavolozza” di schemi nella mente che aiutano l’azione imprenditoriale e commerciale.

Il miglior corso di studio per fare caciotte rimane giurisprudenza. La curiosità è però alla base di tutto.

 

Qual è la vostra carta vincente?

Cogliere…

Continua a leggere l’articolo scaricando gratuitamente il MAG 155.

 

 

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