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Newsletter 45 del 31/10/2017

Le aziende italiane escano dal provincialismo per crescere


di gabriele perrone

Nelle ultime settimane Foodcommunity.it ha avuto l’occasione di parlare con alcuni professionisti del food & beverage. Nonostante questi professionisti si occupino di comparti diversi all’interno del settore, dalle loro parole è emersa un’unica opinione: le aziende italiane sono ancora troppo provinciali a livello di mentalità e non riescono a presentarsi unite quando vanno all’estero.

Appena si esce da Milano (l’unica città davvero internazionale del nostro Paese) per tanti aspetti si nota l’eredità dei Comuni medievali, anche se ormai sono passati 700 anni. Le particolarità di ogni territorio hanno un grandissimo valore, questo è innegabile, ma è altrettanto importante essere consapevoli che per crescere bisogna smettere di essere così campanilisti, aprendosi al mondo di oggi.

Ciò significa per prima cosa sapere davvero bene l’inglese, una lacuna di troppi imprenditori italiani che non riescono a capirlo e parlarlo fluentemente in un consiglio d’amministrazione o in una fiera. In secondo luogo bisogna ragionare con uno spirito collaborativo insieme ai propri concorrenti quando ci si presenta all’estero, mettendo da parte invidie e antipatie. E serve una mentalità più aperta verso l’arrivo di fondi di private equity (sì, anche stranieri) se questi possono aiutare in modo positivo l’espansione internazionale delle imprese.

Gli imprenditori italiani, non solo nel settore food, hanno da sempre grandi capacità quando si parla di fare qualità e innovazione. Ma potrebbero far crescere di più (e meglio) le loro aziende se guardassero in modo più attuale al di là del loro territorio. Il mondo sta cambiando in fretta, bisogna essere pronti per non restare indietro. 

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