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Newsletter 36 del 25/07/2017

Il vino italiano decida quale ruolo giocare


di gabriele perrone

Questa settimana torniamo a parlare del mondo del vino italiano. Lo facciamo perché il settore sta attraversando un momento importante e ricco di novità, per alcuni aspetti positive e per altri negative, ed è fondamentale chiedersi quale sarà il ruolo che il comparto vorrà giocare nei prossimi anni.

Da un lato, stiamo assistendo a una nuova offensiva di capitali stranieri verso le cantine italiane (la belga Atlas Invest in Poggio Antico e la francese Epi in Biondi Santi). Dall’altro le aziende vitivinicole del nostro Paese giocano anche la parte dei predatori: da Antinori a Santa Margherita, le recenti acquisizioni certificano un buono stato di salute e un dinamismo positivo.

Ma un’ombra è stata gettata dalle dimissioni di Antonio Rallo dalla presidenza dell’Unione italiana vini. Una scelta motivata dagli impegni personali (Rallo guida l’azienda di famiglia Donnafugata) che riapre la questione delle divisioni interne al mondo del vino, dove sono presenti diverse (troppe) associazioni di settore.

Come auspicato da Sandro Boscaini, presidente di Federvini e patron di Masi Agricola, ora è il momento di lavorare davvero a un progetto di unificazione dell'intero comparto. Nei mercati asiatici, negli Stati Uniti e anche nel nostro Paese ci sono grandi possibilità di sviluppo del business, ma si potranno cogliere solo se il vino italiano saprà parlare con un’unica voce.

Quale ruolo vuole giocare, quindi, il vino tricolore? Sarebbe bello, tra qualche anno, parlare di grandi acquisizioni da parte di cantine italiane e di un settore unito, capace di crescere all’estero con l’aiuto di tutti. Ma forse accadrà esattamente il contrario.

La palla è nel campo degli stessi protagonisti, vedremo se sapranno segnare questo gol decisivo.

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@gperrone86

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